Girato prevalentemente in interni, con preponderanza di atmosfere cupe e claustrofobiche, contrappuntato da un sottofondo musicale piuttosto angoscioso, giocato su registri interpretativi spesso sopra le righe (come nella prova di Valentina Bellé - che pur si intuisce capace di performance più complesse - nel ruolo della madre della protagonista), il film procede per accumulo di sofferenza, tragedie e rivelazioni drammatiche in un modo che appare programmatico e un po' meccanico, non riuscendo a trovare accesso alla dimensione emotiva dello spettatore e rimanendo all'interno di un invalicabile perimetro di fredda compostezza formale.
Tra gli sceneggiatori c'è Marco Bellocchio: probabilmente il film, se fosse stato diretto da lui, avrebbe assunto una connotazione diversa mentre Giordana, che ha diretto film di pregio come I cento passi (2000) o La meglio gioventù (2003), forse non si è trovato alle prese con una storia pienamente nelle sue corde.
Pier
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