(contiene spoiler)
Thriller psicologico che affronta temi seri e strettamente legati all'attualità, La lezione dimostra una certa professionalità di esecuzione nel tratteggiare un'atmosferma cupa, tesa e opprimente per l'intera durata della vicenda.
Film che possono aiutare a vivere per spettatori occasionali (se navighi da cellulare vai a fondo pagina e clicca su "Visualizza versione web" per accedere a tutte le funzionalità del sito)
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Thriller psicologico che affronta temi seri e strettamente legati all'attualità, La lezione dimostra una certa professionalità di esecuzione nel tratteggiare un'atmosferma cupa, tesa e opprimente per l'intera durata della vicenda.
Coproduzione internazionale (Palestina, Regno Unito, Francia, Stati Uniti d'America, Danimarca e Norvegia), il quarto lungometraggio della regista palestinese Anne-Marie Jasir (anche sceneggiatrice assieme a Selma Dabbagh), racconta un evento storico reale seguendo le storie di diversi personaggi. Ispirato in tal senso a tanto altro cinema euro-americano, il film vorrebbe descrivere la rivolta palestinese del 1936 con una modalità che intreccia il registro epico ai toni lirici.
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Quarto lungometraggio del regista franco-spagnolo Oliver Laxe (converitosi al sufismo islamico), Sirat (termine tratto da un passo del Corano citato in apertura) è un'esperienza audiovisiva intensa e sorprendente. Ambientato in Marocco (paese dove l'autore ha vissuto per tre anni), il film segue la vicenda di uno spagnolo di mezza età che, assieme al figlio di circa dieci anni ed al loro cagnolino, approda in un rave nel deserto alla ricerca la figlia maggiore scomparsa; al sopraggiungere dell'esercito, che fa sgomberare il campo per motivi di sicurezza (si scoprirà più avanti per accenni che è scoppiata la Terza Guerra Mondiale), si unisce ad un gruppo di cinque adepti dei rave-party che forza il blocco e si inoltra nel deserto in direzione sud per approdare ad un altro evento analogo. Inizia così un viaggio che metterà alla prova il gruppo in modo destabilizzante anche per lo spettatore.
Il Male riflesso nello specchio oscuro del sangue
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Guardando Profondo Rosso si rimane colpiti dall'attenzione che Dario Argento dedica agli oggetti. Essi vengono ripresi da molteplici angolazioni e la macchina da presa indugia a lungo su di loro, quasi a volerli sottrarre alla loro funzione quotidiana. In questo senso Argento ricorda Sergio Leone: nei suoi western, le lunghe sequenze dedicate agli occhi e ai volti dei protagonisti li facevano uscire dalla realtà per entrare nella dimensione del mito e del sogno. Argento compie un'operazione analoga ma sostituisce i volti con gli oggetti. Anche questi vengono strappati all'ordinarietà ma non per diventare mitici: si trasformano in indizi, in presenze inquietanti, particolari che suggeriscono qualcosa che aleggia nell'aria. Non è il mito di Leone, ma il Male.
Un film che narra la realizzazione di A bout de souffle (1959) di Jean-Luc Godard, mettendo in scena molti dei protagonisti della Nouvelle Vague e del cinema francese dell'epoca, interpretati da attori che li ricordano innanzitutto per somiglianza fisica.
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Se il male è banale, come Hannah Arendt ci insegna, è in ogni dove.