(contiene spoiler)
Adottando un approccio cosiddetto "minimalista", il film mette in scena uno spaccato delle vite quotidiane di una coppia agiata di newyorchesi di mezza età e con due figli. L'incipit ci mostra la loro separazione, l'epilogo la ripresa del loro rapporto, ambientando entrambe le sequenze durante una rappresentazione scolastica dei figli, con un ricercato effetto di circolarità narrativa. Nel mezzo l'esistenza di tutti i giorni, tratteggiata in modo apparentemente "casuale" e "dimesso" attraverso una messinscena in realtà accuratissima e che raggiunge una grande intensità espressiva: a partire dal lavoro sul sonoro, che ci fa ascoltare su una pista acustica quasi pari a quella dei dialoghi tutti i rumori d'ambiente così da farci sentire "immersi" nella situazione rappresentata, effetto raggiunto anche grazie ad una fotografia dalle tonalità uniformi ma ricca di sfumature, che ci restituisce lo spazio della metropoli attraverso l'approccio del ritratto intimistico, nonché da una regia estremamente "mobile", che sta addosso ai personaggi con continui cambi di angolazione, movimenti di camera in tutte le direzioni e frequente utilizzo dell'effetto "macchina a mano". La sceneggiatura (dello stesso Cooper, con Mark Chappell e l'attore protagonista Will Arnett, a partire da un'idea proprio di quest'ultimo, a sua volta ispirata ad una storia vera) insiste anch'essa su dialoghi ordinari e situazioni che non presentano nulla di speciale, concentrandosi sul disegno dei due personaggi principali, notevolmente interpretati dal citato Arnett e da Laura Dern; minore attenzione è riservata ai figli e agli amici dei protagonisti, comunque sbozzati con la professionalità necessaria a definire un quadro d'insieme che fa da sfondo alla vicenda principale. Di grande importanza il contrappunto musicale di James Newberry.