Il Male riflesso nello specchio oscuro del sangue
(contiene spoiler)
Guardando Profondo Rosso si rimane colpiti dall'attenzione che Dario Argento dedica agli oggetti. Essi vengono ripresi da molteplici angolazioni e la macchina da presa indugia a lungo su di loro, quasi a volerli sottrarre alla loro funzione quotidiana. In questo senso Argento ricorda Sergio Leone: nei suoi western, le lunghe sequenze dedicate agli occhi e ai volti dei protagonisti li facevano uscire dalla realtà per entrare nella dimensione del mito e del sogno. Argento compie un'operazione analoga ma sostituisce i volti con gli oggetti. Anche questi vengono strappati all'ordinarietà ma non per diventare mitici: si trasformano in indizi, in presenze inquietanti, particolari che suggeriscono qualcosa che aleggia nell'aria. Non è il mito di Leone, ma il Male.