(contiene spoiler)
"Hello Denise!" di Hal Salwen è una commedia satirica che racconta, con ironia e lucidità, un gruppo di giovani che ha scelto di vivere i propri rapporti interpersonali esclusivamente attraverso il telefono.
Frank, Barbara, Jerry, Gail, Linda, Denise e Martin sono costantemente connessi: mangiano, dormono, lavorano, vanno in bagno e persino muoiono con il telefono in mano, come se ogni aspetto della loro vita trovasse senso solo attraverso una voce all’altro capo della linea. Nel film non c’è solitudine; al contrario, questi personaggi parlano e interagiscono continuamente, a tutte le ore del giorno e della notte. Le loro conversazioni sono vivaci, brillanti, piene di energia: si confidano, si innamorano, si sostengono, litigano, organizzano la vita quotidiana senza mai sentirsi isolati. Salwen mette in scena una socialità iperattiva e apparentemente soddisfacente, resa possibile dalla tecnologia che diventa il canale preferito e naturale per ogni forma di relazione.
Gli incontri fisici, quando non strettamente necessari per motivi lavorativi, vengono evitati con cura ma non per paura. È una scelta culturale consapevole, una preferenza che il telefono facilita offrendo vantaggi immediati. La comunicazione telefonica infatti ha le seguenti caratteristiche.
- Efficiente: Elimina tempi morti, spostamenti, preparativi e imbarazzi.
- Soddisfacente: Le interazioni sono vive e immediate, capaci di dare un senso di vicinanza costante.
- Controllabile: Questo è l'aspetto fondamentale. Si può interrompere una conversazione con un gesto, nascondere difetti fisici, ambientali ed emotivi, nonché manipolare la propria immagine con facilità, senza dover affrontare la vulnerabilità del contatto fisico.
Per i protagonisti, la relazione mediata è la forma ideale di rapporto: comoda, veloce, priva di attriti e perfettamente adeguata ai loro bisogni.
Tuttavia Salwen suggerisce che le relazioni telefoniche, pur essendo vivaci e appaganti, non evolvono mai: rimangono sospese in una superficie senza profondità, impossibilitate a trasformarsi in qualcosa di più intenso. La distanza, da limite fisico, si trasforma in un limite evolutivo del rapporto. Anche in occasioni cruciali — un funerale, un appuntamento, una festa di Capodanno — i personaggi trovano scuse per evitare la presenza fisica, preferendo la rassicurante leggerezza del rapporto mediato. La comunicazione diviene fine a sé stessa: appagante, sì, ma incapace di generare crescita.
La sola eccezione è rappresentata da Denise e Martin, gli unici due personaggi che non si conoscono e che sono venuti a contatto tramite una doppia forma di relazione mediata: il telefono e l’anonimato della donazione di sperma. Paradossalmente proprio loro si trovano costretti a superare la distanza per una motivazione ineludibile e concretissima: la bambina nata dalla loro singolare unione. È qui che il film rivela la sua tesi più potente. La vita fisica, biologica, non mediabile irrompe nel loro mondo di connessioni virtuali e li obbliga a fare ciò che gli altri rifiutano: incontrarsi davvero. La nascita della bambina rappresenta ciò che nessuna tecnologia può filtrare o sostituire, l’unica forza capace di incrinare la scelta di questi personaggi. È un ritorno brusco ma necessario alla realtà, un ponte verso un tipo di relazione che non può essere più mantenuta a distanza.
Hello Denise! non è dunque una storia di solitudine, ma una satira sulla scelta, resa possibile dallo sviluppo tecnologico e culturalmente comoda, di privilegiare la comunicazione mediata rispetto alla profondità del contatto umano. Salwen anticipa con sorprendente lucidità la condizione contemporanea: individui iperconnessi, continuamente in dialogo, ma spesso non interessati a superare la soglia dell’incontro reale. Una commedia dell’assurdo che diventa specchio delle nostre abitudini, e che ancora oggi risuona con una precisione quasi profetica.
Daniele Ciavatti
Ciao Daniele, condivido pienamente il tuo articolo, è un film divertente e profondo al contempo nel fotografare certe tendenze del vivere contemporaneo...e fornisce ottimi spunti per parlare del virtuale
RispondiEliminaGrazie per il tuo commento, Pier. Ciao.
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