Il gelo del Cocito dantesco nella famiglia
(contiene spoiler)
Che cos’è l’inferno? Nella teologia moderna è spesso definito come l’assenza dell’amore di Dio: un vuoto che non resta neutro ma viene riempito dall’odio, dal rancore, dall’incapacità di perdonare. L’enfer di Tanović può essere letto proprio come la rappresentazione cinematografica di questa condizione interiore. La vicenda prende avvio da un evento traumatico: il padre delle tre sorelle (Céline, Anne e Sophie) viene sorpreso dalla moglie e da Céline nel suo ufficio con un ragazzo nudo, Sébastien. La moglie lo denuncia per pedofilia. Dopo il carcere l’uomo tenta di rivedere le figlie ma l’irruzione nell’appartamento si conclude con un’aggressione che lascia la moglie paralizzata e incapace di parlare. Poco dopo, disperato, si suicida gettandosi dalla finestra. Questo episodio segna in modo indelebile la vita delle tre ragazze. L’odio della madre verso il marito diventa l’asse portante della loro crescita: le figlie diventano, per così dire, “analfabete dei sentimenti”. Incapaci di costruire relazioni solide, non comprendono fino in fondo le persone che amano, né riescono a decifrarne i moti interiori. Emblematica è la scena in cui Sébastien cerca di confessare a Céline la verità: il suo tentativo viene frainteso come un approccio sentimentale, segno di una profonda incapacità di ascolto emotivo. Quando Sébastien rivela di essersi spogliato spontaneamente, mosso da un amore non ricambiato per il padre di Céline, l’innocenza dell’uomo si profila in tutta la sua tragicità. Céline contatta le sorelle e decide di affrontare la madre. Il viaggio in treno che le conduce da lei è uno dei pochi momenti di luce: per la prima volta le vediamo sorridere, come se fosse possibile una riconciliazione postuma con la memoria del padre. Ma la risposta della madre, «Non sono pentita», annulla ogni speranza. Quelle parole, scritte e fredde, lasciano intendere un movente più profondo della semplice accusa. Qui si manifesta l’essenza dell’inferno: uno stato che non ammette riappacificazioni né perdono. Il discorso di Anne durante l’esame di laurea sulla tragedia di Medea rafforza la chiave interpretativa del film. Come Medea uccide i figli per vendicarsi di Giasone, così la madre sembra sacrificare la serenità futura delle figlie per punire il marito. Il suo sguardo lascia intendere che non si tratta soltanto dell’episodio denunciato, ma di un inganno più radicale: quello dei sentimenti.