(contiene spoiler)
Casa. Una parola molto semplice. Una delle prime che vengono imparate dai bambini. Una parola che, dall’infanzia all’età adulta, aggiunge al suo significato materiale un senso metaforico, filosofico, ovvero quello di un posto sicuro dove stare. Un posto dove sentirsi ‘a casa’ appunto.
Sentimental
Value si apre
proprio con l’immagine di una casa. Bella, grande, di legno. La voce narrante
ce la descrive e ci presenta la famiglia che vive, da più generazioni,
all’interno delle sue mura: si tratta della famiglia Borg, composta da padre,
madre e due figlie. Capiamo fin da subito che sarà questa la cornice della
storia che il regista - danese di nascita ma norvegese di adozione - Joachim Trier
(al suo sesto film dietro la macchina da presa) vuole presentarci: l’infanzia
delle due sorelle Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) è
tormentata dai continui litigi dei genitori, che portano alla separazione dei
due e all’abbandono da parte del padre Gustav (Stellan Skarsgård) della casa di
famiglia. Anni dopo, alla morte della madre delle ragazze, Gustav, affermato
regista cinematografico, torna nella casa di sua proprietà e offre a Nora
(attrice teatrale di successo) il ruolo da protagonista nel suo prossimo film.
Gustav dichiara di aver scritto la sceneggiatura pensando a Nora e che ha preso
ispirazione dalla storia della madre di lui, Karyn, membro della Resistenza
antinazista norvegese, imprigionata, torturata e morta suicida qualche anno
dopo, quando Gustav era un bambino. Nora rifiuta, Gustav decide quindi di
affidare la parte alla stella hollywoodiana emergente Rachel Kemp (interpretata
da Elle Fanning). Il set del futuro film sarà proprio la casa di famiglia,
rimasta vuota dopo la morte di Sissel.
La storia
narrata in Sentimental Value, più passano i minuti e più si articola, si
dipana e mostra al pubblico un insieme di tematiche e una profondità che
lasciano senza fiato. La casa, in questo senso, assume un significato molto
potente: come se ci trovassimo a scavare dentro ogni stanza, esplorare ogni
anfratto per ricostruire la storia e le radici di questa famiglia. Trier prende
per mano lo spettatore e lo accompagna in questo viaggio intimo: risulta
difficile non lasciarsi trasportare dalle vicende e dalle emozioni che si
compongono e integrano come se si guardasse in un caleidoscopio.
I temi
affrontati da Sentimental Value, di stampo prettamente psicologico, sono
molteplici. La dimensione psicologica dei personaggi, esaltata dalle
interpretazioni magistrali dei vari attori, ne rende più semplice
l’identificazione da parte dello spettatore. Si tratta, infatti, di una
pellicola che indaga e scava nei rapporti familiari e che permette quindi ad
ognuno di noi di empatizzare con il personaggio che ritiene più emotivamente
vicino a sé stesso.
Quella
narrata da Trier è una storia che ha come sfondo il lutto: la tragica morte della
madre Karyn sconvolge profondamente Gustav e la morte di Sissel porta di nuovo
Gustav a riavvicinarsi alle figlie dopo anni di silenzi.
I silenzi,
appunto. Sentimental Value, infatti, è un’opera che parla anche di questo.
I silenzi che parlano più forte di mille parole. La casa, durante l’infanzia di
Nora ed Agnes, è testimone di forti litigate seguite da silenzi assordanti. Le
ragazze ascoltano le parole dei genitori attraverso i muri, Nora ascolta le
sessioni di psicanalisi della madre con i suoi pazienti attraverso una stufa.
La stessa stufa che permette a Nora di riconoscere la voce del padre e
apprendere della sua presenza al funerale della madre. Il silenzio dello stesso
Gustav, che lascia le ragazze e sparisce per molto tempo. Silenzio che
amplifica i pensieri rendendoli pesanti come macigni.
Sentimental
Value ci parla,
infatti, anche di comunicazione. Joachim Trier, in un’intervista relativa al
film dice: ‘Il film nasce da una domanda: in una famiglia in cui non si sa
come usare il linguaggio sociale, l’arte può fornire un altro canale di
comunicazione?’. È proprio questo il fulcro della questione. Gustav
comunica attraverso le sue opere e attraverso il cinema: ad esempio scrive la
sceneggiatura per Nora e regala dei film per il compleanno del nipotino. È il
suo modo di comunicare, quello che padroneggia, quello che lo fa sentire,
ancora una volta, a casa. Leggendo la sua ultima sceneggiatura, Agnes e Nora si
rendono conto di quanto il padre sapesse di loro e della loro vita pur non
vivendo nella stessa casa. L’assenza fisica era evidente, ma emotivamente
conosce bene il trauma delle figlie, dato che lui stesso è vissuto con un
trauma profondo. Trier ci mostra la potenza emotiva di un trauma
intergenerazionale, che travolge padri e figli fino a quando, attraverso un
processo che porta alla consapevolezza, la catena non viene spezzata.
Il tema del
cinema e del teatro è legato indissolubilmente al tema dell’identità. Trier
presenta allo spettatore un costante gioco di prospettive tra realtà e
finzione: vediamo intrecciarsi le vicende di Gustav e Nora con quelle relative
al film che Gustav sta progettando. Ad unire i due piani è il personaggio di
Rachel, interpretato da Elle Fanning, vero e proprio collante narrativo ed emotivo
del film. Attraverso di lei, Gustav si riavvicina a Nora. Ha come la
possibilità di vivere il rapporto padre-figlia che non ha mai vissuto. Rachel
indossa i panni di Nora. Psicologicamente e fisicamente: a pochi giorni dalle
riprese la vediamo tingersi i capelli come quelli di Nora, rendendo palese la
vicinanza con la figlia di Gustav. Ma Rachel, nonostante gli sforzi e il
talento, non riesce a entrare nella parte. E finisce col rinunciarvi.
Artisticamente, Sentimental Value è una gemma preziosa destinata a brillare in maniera
perpetua: la musica, la luce, i colori e le inquadrature lo rendono un
capolavoro di ordine, misura e potenza visiva. Trier, attraverso le sue scelte
stilistiche, cementifica le tematiche narrative presentate nel film. La scena
del volto di Gustav in primo piano che si fonde in continuum con quelli delle
sue figlie ha un impatto visivo notevole, ed è una citazione di una scena
presente nel film Persona (1966) di Ingmar Bergman: una sorta di omaggio
a tinte scandinave.
In
conclusione Sentimental Value è una storia d’amore: amore per i figli,
amore per i genitori, amore per l’arte e per ciò che rappresenta. È una storia
capace di indagare nella psiche di ognuno di noi facendoci interrogare su cosa
voglia dire per noi l’espressione ‘valore affettivo’, che dà il nome al film.
La casa, riprendendo l’analisi fatta all’inizio di questa recensione,
rappresenta il valore affettivo per eccellenza della famiglia Borg. Il luogo
che ha visto gioie, traumi, paure, silenzi, emozioni e che ha permesso a Gustav
di riavvicinarsi alle figlie. Ma, al termine del film, vediamo Gustav intento a
distruggere muri e parti della casa, come se fosse arrivato il momento di demolirla.
Il film del regista, finalmente con Nora nella parte della protagonista, non
viene più girato nella loro casa ma in un set cinematografico. Il messaggio di
Trier sembra ben definito: per elaborare il trauma e andare avanti, c’è bisogno
di rompere col passato doloroso e lasciare spazio al nuovo.
Marco Aurelio Lorusso
Ciao Marco, non ho visto questo film ma mi interessa...e la tua recensione non fa che confermarmi che merita di essere recuperato in seconda visione o in home video.
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