Per la settimana dal 30/5 si segnalano i seguenti film.
Film che possono aiutare a vivere per spettatori occasionali (se navighi da cellulare vai a fondo pagina e clicca su "Visualizza versione web" per accedere a tutte le funzionalità del sito)
30 maggio 2012
29 maggio 2012
FILM AL CINEMA - "Margin Call" di J. C. Chandor
Scritto e diretto dall'esordiente J. C. Chandor, "Margin Call" racconta i fatti che avrebbero dato avvio alla crisi economica del 2008, adottando il punto di vista dei dirigenti e di alcuni impiegati di una società finanziaria di livello internazionale. La confezione è accurata ed elegante, seppur di non grande originalità nel suo rifarsi ad una certa maniera contemporanea del cinema americano di impegno civile. Nella sua coralità, il film è innanzitutto una grande prova di attori, che danno vita ad una galleria di personaggi in gran parte credibili e ben caratterizzati (si fanno notare particolarmente Paul Bettany e Stanley Tucci, mentre Jeremy Irons va un po' troppo sopra le righe).
APPROFONDIMENTI - Breve storia del western all'italiana (3)
3. Il western politico
Nello stesso periodo in cui "Django" riscuote successo nelle sale, esce un film destinato a sua volta ad incidere sul successivo sviluppo del western all’italiana: "Quien sabe?" (1966) di Damiano Damiani, capostipite dei cosiddetti western politici o "tortilla-western", come vengono spesso chiamati alludendo all’ambientazione messicana.
23 maggio 2012
FILM AL CINEMA - "Il pescatore di sogni" ("Salmon Fishing in the Yemen") di Lasse Hallstrom
Tratto dal romanzo omonimo di Paul Torday, "Il pescatore di sogni" ripropone consueti e abusati schemi da commedia sentimentale inserendoli in un contesto che vorrebbe allargare il discorso all'incontro tra culture ed all'audacia dei sogni quale terreno di crescita comune.
22 maggio 2012
APPROFONDIMENTI - Breve storia del western all'italiana (2)
2. Il western "nero"
Nel 1966 esce nelle sale "Django" di Sergio Corbucci, un film che, nonostante i suoi evidenti difetti (la sceneggiatura presenta più di un’incongruenza e la regia in alcuni passaggi è poco puntuale), segna una tappa importante nella storia del filone: lo stesso attore protagonista, l’allora sconosciuto Franco Nero, diviene un’icona del western all’italiana. In un villaggio al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, un pistolero di nome Django (Franco Nero) si inserisce nella guerra fra due bande rivali, una composta da americani razzisti ed incappucciati, l’altra da banditi messicani che si atteggiano a rivoluzionari.
21 maggio 2012
CINEFORUM - "Le luci della sera" ("Laitakaupungin valot") di Aki Kaurismaki
"Le luci della sera" è una storia di marginalità, messa in scena con lo stile inconfondibile dell'autore finlandese, che trasfigura una realtà chiaramente contemporanea in poesia sospesa in un tempo indefinito. Merito di un'accurata ricerca visiva, di una regia che indugia volutamente su ambienti e situazioni, di un ritmo che procede per brevi stazioni narrative, di personaggi ben caratterizzati, di dialoghi secchi ed aforistici, di un incisivo contrappunto musicale.
16 maggio 2012
APPROFONDIMENTI - Breve storia del western all'italiana (1)
1. La nascita del western all'italiana.
Nel 1964 "Per un pugno di dollari" di Sergio Leone inaugura un nuovo approccio al mito del west, dando il via alla stagione del western all’italiana, prolifico filone della nostra cinematografia destinato, in poco più di un decennio, a produrre un impressionante numero di pellicole (oltre quattrocento). Era già qualche anno che in Europa e in Italia venivano prodotti dei western ma si trattava esclusivamente di imitazioni dei modelli americani. Nel 1962 era uscito "Il tesoro del lago d’argento" ("Der Schatz in Silbersee") di Harald Reinl, un western prodotto in Germania che aveva riscosso un grande successo di pubblico, dando inizio ad una fortunata serie. Il film, tratto da un romanzo di Karl May, una sorta di Salgari tedesco, fu girato in Jugoslavia ed interpretato da un attore americano allora abbastanza noto, Lex Barker. L’esempio tedesco, rivelatosi redditizio, fu subito imitato in Italia, dove era in atto una delle periodiche crisi del cinema, dovuta anche al tramonto del filone storico-mitologico (quello dei cosiddetti "pepla" o “sandaloni”), che, fonte di straordinari incassi fino a qualche anno prima, non incontrava più i favori del grande pubblico. Fecero quindi la loro comparsa i primi western italiani, come "Buffalo Bill, l’eroe del west" (1963) di Mario Costa.
Nel 1964 "Per un pugno di dollari" di Sergio Leone inaugura un nuovo approccio al mito del west, dando il via alla stagione del western all’italiana, prolifico filone della nostra cinematografia destinato, in poco più di un decennio, a produrre un impressionante numero di pellicole (oltre quattrocento). Era già qualche anno che in Europa e in Italia venivano prodotti dei western ma si trattava esclusivamente di imitazioni dei modelli americani. Nel 1962 era uscito "Il tesoro del lago d’argento" ("Der Schatz in Silbersee") di Harald Reinl, un western prodotto in Germania che aveva riscosso un grande successo di pubblico, dando inizio ad una fortunata serie. Il film, tratto da un romanzo di Karl May, una sorta di Salgari tedesco, fu girato in Jugoslavia ed interpretato da un attore americano allora abbastanza noto, Lex Barker. L’esempio tedesco, rivelatosi redditizio, fu subito imitato in Italia, dove era in atto una delle periodiche crisi del cinema, dovuta anche al tramonto del filone storico-mitologico (quello dei cosiddetti "pepla" o “sandaloni”), che, fonte di straordinari incassi fino a qualche anno prima, non incontrava più i favori del grande pubblico. Fecero quindi la loro comparsa i primi western italiani, come "Buffalo Bill, l’eroe del west" (1963) di Mario Costa.
SPUNTI - Dal cinema alla vita: un passaggio obbligato
Se usiamo il cinema perché possa aiutarci a vivere è ovvio che non possiamo farne un feticcio. Non possiamo quindi rifugiarci nella proiezione dei nostri malesseri sullo schermo, né nell'evasione dalla nostra realtà quotidiana né consolarci attraverso storie edificanti che di quando in quando ci ricordano che esistono dei percorsi costruttivi (quando magari non riusciamo a viverli in prima persona). In ognuno di questi casi rischiamo di utilizzare i film come dosi di morfina che servono a farci tirare avanti ma nulla più, a sedare il malessere ma non ad estinguerlo.
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