10 aprile 2026

FILM in streaming - "La passione" di Carlo Mazzacurati (Italia 2010)

(contiene spoiler)

Il film diretto da Carlo Mazzacurati si configura come un’opera interessante, capace di coniugare leggerezza e profondità in modo sorprendentemente efficace. Protagonista della vicenda è un regista in crisi, interpretato magistralmente da Silvio Orlando, che si trova a dirigere una recita sulla Passione di Cristo in un piccolo paese durante i festeggiamenti pasquali. Ciò che all’inizio sembra un progetto marginale e imposto si trasforma progressivamente in un’esperienza personale e artistica significativa. Il protagonista, infatti, attraverso le difficoltà della produzione e il contatto con una comunità vivace e autentica, è costretto a confrontarsi con sé stesso, con il proprio lavoro e con il senso più profondo del fare cinema.
Uno degli elementi più riusciti della pellicola è proprio il perfetto equilibrio tra commedia e riflessione. Mazzacurati utilizza situazioni spesso paradossali e personaggi pittoreschi per creare momenti di grande ironia ma lo fa senza mai perdere di vista la dimensione più profonda della storia. Il finale rappresenta il momento più significativo: qui il film abbandona il tono comico e adotta un registro più intimo e riflessivo. È in questo momento che si conclude il lungo viaggio interiore di Gianni, quel regista disilluso, stanco e cinico, che ha perso ogni entusiasmo per il proprio lavoro e non lo riconosce più come autentico ma che allo stesso tempo non riesce ad abbandonare il mondo che disprezza, perché esso fa parte ormai della sua identità. Il cambiamento decisivo avviene proprio con la rappresentazione della Passione: Gianni smette di fuggire e il progetto, visto fino a quel momento come un’imposizione o una scocciatura, diventa il veicolo della sua vera rinascita. 
Il film resta estraneo a tematiche religiose ma il richiamo alla Passione non è casuale: attraverso la sofferenza causata da una crisi personale e dalla caduta in una vita monotona e pesante, Gianni trova la possibilità di una nuova rinascita. Questa rinascita è priva di retorica ma potremmo definirla profondamente realista. Gianni non “vince”, non risolve tutti i suoi problemi ma smette di scappare da essi e riesce a stabilire un rapporto più sincero con ciò che fa, ritrovando sé stesso. Recupera la passione per il cinema e per la scrittura di sceneggiature, senza però ottenere il successo materiale tanto cercato e sperato. Non sappiamo come continuerà la sua vita dopo aver perso il lavoro ma il film ci mostra solo che ha ritrovato la propria vocazione. Ed è proprio questo il punto centrale dell’intero film.
La pellicola di Mazzacurati è un’ode all’uomo normale, all’uomo ordinario. La maggior parte di noi è come Gianni: non tutti raggiungono quello che la società definisce “successo” ma ciò non significa che non possano ottenere un proprio lieto fine. Se il film fosse stato girato nella Hollywood odierna probabilmente Gianni avrebbe terminato il proprio percorso acclamato come regista di successo o vincitore di premi, accompagnato dall’amore della sua vita, come se, senza questi raggiungimenti materiali o senza la presenza di qualcun altro, non si potesse essere realizzati. Invece Mazzacurati sceglie un finale più realistico: Gianni mangia un panino e beve una birra da solo in un autogrill, mentre scrive sul suo taccuino quella che probabilmente è una idea per il suo prossimo film. Gianni non ha trovato il successo nel mondo semplicemente perché non tutti possono ottenerlo ma ha ritrovato sé stesso. Non si tratta di un trionfo ma di una presa di coscienza; non di una soluzione definitiva ai problemi che lo affliggono ma di un nuovo modo di stare al mondo. 
A questo proposito, è interessante analizzare la scena in cui Gianni discute animatamente con l’attrice giovane e di successo, Flaminia. In questa scena il protagonista immagina per lei un film in cui la protagonista femminile, incinta, viaggia per l’Europa utilizzando i suoi ultimi risparmi alla ricerca del proprio amato, solo per scoprire che lui ha già un’altra donna. Flaminia reagisce sprezzante, dichiarando di non voler interpretare una “perdente” o una “piccola fiammiferaia”. Questa affermazione provoca una reazione scomposta e veemente in Gianni. Per la prima volta nel film vediamo l’impacciato regista difendere con fervore la sua idea, probabilmente perché si rivede nella protagonista del suo film: una donna sconfitta ma che ha lottato per ciò che amava e che quindi non può essere considerata una perdente. In una società che ci spinge sempre ad eccellere e ad essere primi è importante ricordare che chi arriva primo è sempre uno solo mentre coloro che rimangono indietro rappresentano la maggioranza degli spettatori. Anche loro meritano di avere un proprio lieto fine o un proprio film.

Giulio Monti

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