(contiene spoiler)
Uscito limitatamente nelle sale lo scorso novembre e disponibile da dicembre direttamente su Netflix (che figura tra i produttori), il terzo capitolo della saga iniziata con Knives Out (2019) presenta degli evidenti difetti di sceneggiatura. Innanzitutto è troppo lungo , con una narrazione eccessivamente diluita in una serie di descrizioni di personaggi che, seppur ben delineate e funzionali alla rappresentazione del quadro d’insieme, fanno un po’ calare la tensione in chi è predisposto a godersi un giallo deduttivo, come gli altri due scritti e diretti da Rian Johnson. Le due sequenze di “picco” del film (quella relativa all’omicidio del parroco ed alla sua successiva “resurrezione”) sono orchestrate in modo coinvolgente dalla messinscena ma prima di arrivare alla prima e tra la prima e la seconda a tratti il ritmo manca, anche se l’epilogo è abbastanza imprevedibile nella sua macchinosità e riesce a sorprendere lo spettatore.
Il punto forte del film, come sopra accennato, sono i personaggi e gli attori che li interpretano, seppur con dei distinguo. Intenso e memorabile il parroco interpretato da Josh Brolin, ben delineato e credibile il vice parroco (John Duplicity), sottilmente inquietante la “perpetua” Martha della sempre brava Glenn Close (che stavolta adotta una facile maniera), deboradante e a tratti insopportabile il detective Beniot Blanc (un Daniel Craig quasi perennemente sopra le righe). I comprimari sono ritratti in modo diseguale, che va dall’abbozzo tratteggiato con sobrietà (il giardiniere di Thomas Haden Church o la poliziotta di Mila Kunis) a quello tirato via (il medico di Jeremy Renner), fino alla caricatura o all’improbabile macchietta (il politico rampante social-addicted di Daryl McCormac o lo scrittore cospirazionista di Andrew Scott).
Il film, oltre a proporsi come intrattenimento pur non completamente riuscito, può offrire degli spunti esistenziali. La “morale” che si può trarre dalla vicenda rappresentata non è certo incoraggiante ma può essere istruttiva sulle dinamiche che si possono creare all’interno di piccole comunità che si cementano su un forte substrato ideologico di natura divisiva.
Pier
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