6 febbraio 2026

FILM al cinema - "Sentimental Value" di Joachim Trier

(contiene spoiler)

Casa. Una parola molto semplice. Una delle prime che vengono imparate dai bambini. Una parola che, dall’infanzia all’età adulta, aggiunge al suo significato materiale un senso metaforico, filosofico, ovvero quello di un posto sicuro dove stare. Un posto dove sentirsi ‘a casa’ appunto.

Sentimental Value si apre proprio con l’immagine di una casa. Bella, grande, di legno. La voce narrante ce la descrive e ci presenta la famiglia che vive, da più generazioni, all’interno delle sue mura: si tratta della famiglia Borg, composta da padre, madre e due figlie. Capiamo fin da subito che sarà questa la cornice della storia che il regista - danese di nascita ma norvegese di adozione - Joachim Trier (al suo sesto film dietro la macchina da presa) vuole presentarci: l’infanzia delle due sorelle Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) è tormentata dai continui litigi dei genitori, che portano alla separazione dei due e all’abbandono da parte del padre Gustav (Stellan Skarsgård) della casa di famiglia. Anni dopo, alla morte della madre delle ragazze, Gustav, affermato regista cinematografico, torna nella casa di sua proprietà e offre a Nora (attrice teatrale di successo) il ruolo da protagonista nel suo prossimo film. Gustav dichiara di aver scritto la sceneggiatura pensando a Nora e che ha preso ispirazione dalla storia della madre di lui, Karyn, membro della Resistenza antinazista norvegese, imprigionata, torturata e morta suicida qualche anno dopo, quando Gustav era un bambino. Nora rifiuta, Gustav decide quindi di affidare la parte alla stella hollywoodiana emergente Rachel Kemp (interpretata da Elle Fanning). Il set del futuro film sarà proprio la casa di famiglia, rimasta vuota dopo la morte di Sissel.

La storia narrata in Sentimental Value, più passano i minuti e più si articola, si dipana e mostra al pubblico un insieme di tematiche e una profondità che lasciano senza fiato. La casa, in questo senso, assume un significato molto potente: come se ci trovassimo a scavare dentro ogni stanza, esplorare ogni anfratto per ricostruire la storia e le radici di questa famiglia. Trier prende per mano lo spettatore e lo accompagna in questo viaggio intimo: risulta difficile non lasciarsi trasportare dalle vicende e dalle emozioni che si compongono e integrano come se si guardasse in un caleidoscopio.

I temi affrontati da Sentimental Value, di stampo prettamente psicologico, sono molteplici. La dimensione psicologica dei personaggi, esaltata dalle interpretazioni magistrali dei vari attori, ne rende più semplice l’identificazione da parte dello spettatore. Si tratta, infatti, di una pellicola che indaga e scava nei rapporti familiari e che permette quindi ad ognuno di noi di empatizzare con il personaggio che ritiene più emotivamente vicino a sé stesso.

Quella narrata da Trier è una storia che ha come sfondo il lutto: la tragica morte della madre Karyn sconvolge profondamente Gustav e la morte di Sissel porta di nuovo Gustav a riavvicinarsi alle figlie dopo anni di silenzi.

I silenzi, appunto. Sentimental Value, infatti, è un’opera che parla anche di questo. I silenzi che parlano più forte di mille parole. La casa, durante l’infanzia di Nora ed Agnes, è testimone di forti litigate seguite da silenzi assordanti. Le ragazze ascoltano le parole dei genitori attraverso i muri, Nora ascolta le sessioni di psicanalisi della madre con i suoi pazienti attraverso una stufa. La stessa stufa che permette a Nora di riconoscere la voce del padre e apprendere della sua presenza al funerale della madre. Il silenzio dello stesso Gustav, che lascia le ragazze e sparisce per molto tempo. Silenzio che amplifica i pensieri rendendoli pesanti come macigni.

Sentimental Value ci parla, infatti, anche di comunicazione. Joachim Trier, in un’intervista relativa al film dice: ‘Il film nasce da una domanda: in una famiglia in cui non si sa come usare il linguaggio sociale, l’arte può fornire un altro canale di comunicazione?’. È proprio questo il fulcro della questione. Gustav comunica attraverso le sue opere e attraverso il cinema: ad esempio scrive la sceneggiatura per Nora e regala dei film per il compleanno del nipotino. È il suo modo di comunicare, quello che padroneggia, quello che lo fa sentire, ancora una volta, a casa. Leggendo la sua ultima sceneggiatura, Agnes e Nora si rendono conto di quanto il padre sapesse di loro e della loro vita pur non vivendo nella stessa casa. L’assenza fisica era evidente, ma emotivamente conosce bene il trauma delle figlie, dato che lui stesso è vissuto con un trauma profondo. Trier ci mostra la potenza emotiva di un trauma intergenerazionale, che travolge padri e figli fino a quando, attraverso un processo che porta alla consapevolezza, la catena non viene spezzata.

Il tema del cinema e del teatro è legato indissolubilmente al tema dell’identità. Trier presenta allo spettatore un costante gioco di prospettive tra realtà e finzione: vediamo intrecciarsi le vicende di Gustav e Nora con quelle relative al film che Gustav sta progettando. Ad unire i due piani è il personaggio di Rachel, interpretato da Elle Fanning, vero e proprio collante narrativo ed emotivo del film. Attraverso di lei, Gustav si riavvicina a Nora. Ha come la possibilità di vivere il rapporto padre-figlia che non ha mai vissuto. Rachel indossa i panni di Nora. Psicologicamente e fisicamente: a pochi giorni dalle riprese la vediamo tingersi i capelli come quelli di Nora, rendendo palese la vicinanza con la figlia di Gustav. Ma Rachel, nonostante gli sforzi e il talento, non riesce a entrare nella parte. E finisce col rinunciarvi.

Artisticamente, Sentimental Value è una gemma preziosa destinata a brillare in maniera perpetua: la musica, la luce, i colori e le inquadrature lo rendono un capolavoro di ordine, misura e potenza visiva. Trier, attraverso le sue scelte stilistiche, cementifica le tematiche narrative presentate nel film. La scena del volto di Gustav in primo piano che si fonde in continuum con quelli delle sue figlie ha un impatto visivo notevole, ed è una citazione di una scena presente nel film Persona (1966) di Ingmar Bergman: una sorta di omaggio a tinte scandinave.

In conclusione Sentimental Value è una storia d’amore: amore per i figli, amore per i genitori, amore per l’arte e per ciò che rappresenta. È una storia capace di indagare nella psiche di ognuno di noi facendoci interrogare su cosa voglia dire per noi l’espressione ‘valore affettivo’, che dà il nome al film. La casa, riprendendo l’analisi fatta all’inizio di questa recensione, rappresenta il valore affettivo per eccellenza della famiglia Borg. Il luogo che ha visto gioie, traumi, paure, silenzi, emozioni e che ha permesso a Gustav di riavvicinarsi alle figlie. Ma, al termine del film, vediamo Gustav intento a distruggere muri e parti della casa, come se fosse arrivato il momento di demolirla. Il film del regista, finalmente con Nora nella parte della protagonista, non viene più girato nella loro casa ma in un set cinematografico. Il messaggio di Trier sembra ben definito: per elaborare il trauma e andare avanti, c’è bisogno di rompere col passato doloroso e lasciare spazio al nuovo.

Marco Aurelio Lorusso

1 commento:

  1. Ciao Marco, non ho visto questo film ma mi interessa...e la tua recensione non fa che confermarmi che merita di essere recuperato in seconda visione o in home video.

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