(contiene spoiler)
Il film intreccia due canovacci narrativi già collaudati:
1) da una parte quello del personaggio di mezza età solo e spaesato nel contesto di una metropoli contemporanea, nonché pervaso da un sottofondo di mestizia per l’incompiutezza della sua vita sia dal punto di vista personale che professionale;
2) dall’altra quello dello straniero alle prese con una cultura profondamente diversa da quella di provenienza ma alla quale si affeziona e che quindi cerca di comprendere;
assemblandoli con un terzo tracciato consueto, 3) quello del film “edificante”, che propone un percorso di cambiamento del protagonista, dalla solitudine autoreferenziale incentrata sulla ricerca della propria affermazione fino all’apertura al prossimo, caratterizzata dall’empatia nei confronti di figure connotate da una maggior fragilità (in questo caso principalmente sia una bambina senza il padre che un anziano che sta perdendo la memoria) e che necessitano di un sostegno affettivo.
Rental Family è quindi un’operazione squisitamente di maniera, a base di tante convenzioni cinematografiche già viste ma che, mescolate tra loro, potrebbero produrre un effetto di apparente novità. Il tratto più originale (e interessante per un eventuale dibattito etico-esistenziale) è proprio l’idea di partenza, quella dell’azienda che si occupa di simulare circostanze reali attraverso degli attori, con il conseguente effetto di manipolazione nei confronti di chi ne è all’oscuro. I personaggi sono ben tratteggiati dalla sceneggiatura (della regista e di Stephen Blahut) nonché ben interpretati dall’assortito cast (a partire da Brendan Fraser), le ambientazioni curate, la musica efficace e il messaggio finale può essere di quelli che aiutano a vivere meglio…ma la narrazione risente di una certa dose di lentezza, derivante dall’indugiare (tipico di diversi film estremo-orientali) su situazioni espressivamente già enucleate e concluse, attraverso inquadrature e musica che nelle intenzioni dovrebbero aggiungere pathos.
In definitiva un film comunque godibile e che può offrire spunti costruttivi.
Pier
RENTAL FAMILY (2025)
RispondiEliminaIl tema principale è la solitudine; per alleviarla si entra nelle vite degli altri.
Il film entra anche nella tua vita e tu, spettatore, entri nel film e riaffiorano emozioni sopite.
Se vuoi "rimestare" nel tuo IO interiore vai a vederlo ma non dire che non ti avevo avvisato...