Tim Curry ci ha lasciati il 25 agosto scorso, a ottant'anni. Questo pezzo è un modo per continuare a sentirlo tra noi.
Ci sono film che raccontano una storia e film che, nel momento stesso in cui vengono proiettati, sembrano spalancare una porta su un altro mondo. The Rocky Horror Picture Show appartiene alla seconda categoria. È una bomba di gioia, di piacere, di trasgressione e di amore, capace di portare ogni cosa oltre i confini imposti dalla morale, dal genere e dalle convenzioni sociali.
Al centro di questo terremoto c'è Tim Curry.
Il film mette a confronto due realtà profondamente diverse. Da una parte c'è quella borghese, onorevole e apparentemente ordinata di Brad e Janet: una società che conserva ancora i rituali della rispettabilità, ma che sembra avere già perso i valori sui quali pretende di fondarsi. Dall'altra c'è il mondo di Frank-N-Furter, una realtà trasgressiva che non riconosce quelle regole e che, non casualmente, viene presentata come extraterrestre: proviene da un altro pianeta perché sembra provenire anche da un altro sistema di valori.
Il contrasto è evidente fin dalle prime scene. Brad e Janet viaggiano in automobile ascoltando alla radio il discorso con cui Richard Nixon annuncia le proprie dimissioni. È il 1974, l'America è ancora sconvolta dallo scandalo Watergate e quella voce alla radio sembra raccontare la fine di un'innocenza collettiva. I due giovani, con i loro abiti, i loro modi educati e la loro apparente normalità, rappresentano un mondo che continua a credere nelle regole proprio mentre quelle regole sono state contraddette nella maniera più evidente, addirittura da un Presidente.
Poi un pneumatico esplode e l'auto si ferma. E loro entrano nel castello.
È come se attraversassero una soglia verso un'altra dimensione.
Quello che incontrano dall'altra parte non è semplicemente un mondo perverso o scandaloso: è un mondo nel quale le categorie che hanno imparato a considerare naturali vengono continuamente messe in discussione. Frank-N-Furter è sì un individuo trasgressivo ma è anche qualcosa di più: è la personificazione di una libertà che la società di Brad e Janet non sa nemmeno concepire.
Ed è qui che entra in gioco Tim Curry.
Curry possiede un volto e un corpo di un'espressività straordinaria. Le sue espressioni non accompagnano semplicemente l'azione: la raccontano. Un sopracciglio sollevato, un sorriso, uno sguardo improvvisamente penetrante possono modificare il significato di una scena. È come se il personaggio pensasse, desiderasse e agisse contemporaneamente attraverso il corpo dell'attore.
Curry non ha bisogno di spiegare Frank-N-Furter: lo fa esistere.
La sua gestualità, la postura, il modo di muoversi e persino il modo in cui guarda gli altri trasformano ogni sua apparizione in un evento. Non c'è imbarazzo nel suo corpo, non c'è esitazione: Frank-N-Furter occupa lo spazio con la sicurezza di chi non riconosce nessuna autorità al di sopra del proprio desiderio.
E allora la sua entrata sulle note di Sweet Transvestite diventa qualcosa di più di una grande scena musicale. È una vera dichiarazione di guerra alle convenzioni.
Il mantello nero, l'attesa, il movimento teatrale, la rivelazione del corsetto: Curry sembra presentarsi contemporaneamente come vampiro, diva, rockstar e creatura proveniente da un altro pianeta. In pochi minuti il film dichiara apertamente ciò che fino a quel momento aveva soltanto suggerito: qui le regole del mondo esterno non valgono più.
Ed è straordinario che Curry riesca a rendere Frank-N-Furter contemporaneamente provocatorio, ironico, sensuale e quasi regale.
Frank seduce Janet, seduce Brad e, soprattutto, seduce lo spettatore, incarnando una possibilità che ora sembra reale: quella di liberarsi dalla paura del giudizio degli altri e di vivere il proprio corpo e il proprio desiderio senza chiedere il permesso a nessuno.
Per questo The Rocky Horror Picture Show è un film sulla libertà e Tim Curry ne è il corpo, il volto e la voce.
Grazie a lui e a un cast straordinario, il film diventa un'esplosione di vitalità: sesso, musica, ironia, amore e desiderio vengono spinti oltre ogni confine, fino a trasformare la vergogna in gioco e la diversità in festa.
Forse è proprio questa la sua forza più grande. The Rocky Horror Picture Show non chiede allo spettatore di approvare Frank-N-Furter. Gli chiede qualcosa di più difficile: di smettere, almeno per un momento, di avere paura della libertà.
E quando Tim Curry entra in scena cantando Sweet Transvestite, quella porta si apre definitivamente.
E noi siamo invitati a entrare.
Grazie, Tim, per averci mostrato quanto può essere seducente essere liberi.
Daniele Ciavatti
Barometro personale: 🌈🌈🌈🌈🌈
Ciao Daniele, grazie per questo tributo in ricordo del recentemente scomparso Tim Curry. Condivido appieno quello che hai scritto. Grandissimo film e grandissimo attore!
RispondiEliminaA volte, nella vita, le vicende personali si mescolano con fatti artistici, politici o altro, facendo diventare questi ultimi il contesto in cui abbiamo vissuto. Tim Curry e i suoi film questo sono stati per me e, alla notizia della sua scomparsa, ho avuto la sensazione che se ne fosse andato un amico, lontano eppure presente in un angolo della mente. Per questo motivo ho sentito il bisogno di onorarlo nell’unico modo che mi era possibile.
RispondiEliminaUn caro saluto, Pier, e alla prossima!