15 gennaio 2026

FILM al cinema - "Father Mother Sister Brother" di Jim Jarmusch

(contiene spoiler)

L'approccio espressivo di un film come questo si può far rientrare, utilizzando un'etichetta di comodo, nell'ambito del cosiddetto "minimalismo": tre episodi ambientati nella contemporaneità occidentale (rispettivamente Stati Uniti, Irlanda e Francia) e incentrati sui rapporti familiari, colti nella loro dimensione quotidiana, affidati all'interazione tra personaggi basata su dialoghi per lo più semplici (quando non apparentemente banali) e messi in scena con un ritmo volutamente dilatato nonché uno stile che mostra di andare in direzione dell'essenzialità.
Nel primo episodio (Father) due fratelli (maschio e femmina) di mezza età vanno a trovare il padre anziano in una casa di campagna (si capisce che vive da solo dopo la morte della moglie): l'impressione è quella di una estrema lentezza narrativa, di dialoghi che girano a vuoto restando sempre privi di autentica comunicazione, di un congedo tra i personaggi imbarazzante, salvo poi trovare una spiegazione nella scena conclusiva, che rivela esplicitamente la mancanza di dialogo tra generazioni (e anche tra i due fratelli non sembra esserci una grande intesa). Nel secondo frammento (Mother) sono invece due sorelle più o meno quarantenni diversissime tra loro - una molto inquadrata e precisa, l'altra (che nasconde la sua relazione omosessuale) dall'aspetto un po' fricchettone e dalla vita più disordinata - ad andare a trovare la madre (una scrittrice che vive da sola) per il consueto appuntamento annuale dedicato al the pomeridiano (si vedono solo una volta ogni anno pur abitando tutte e tre nella stessa città): anche qui è evidente l'incomunicabilità intergenerazionale, i dialoghi sono superficiali e svogliati, inframmezzati da silenziose attese; la figura paterna è assente ma non ci sono spiegazioni narrative; solo tra le due sorelle si coglie alla fine un gesto affettivo. Il terzo episodio (Sister Brother) ci mostra due giovani fratelli gemelli eterozigoti (maschio e femmina) alle prese con l'elaborazione del lutto per la recente scomparsa dei genitori in un incidente aereo: in questo caso i dialoghi sono più caldi e profondi, si intuisce il rapporto estremamente affettuoso tra i due nonché da parte loro nei confronti della mamma e del papà che non ci sono più.
A fare da collante dei tre segmenti narrativi sono alcuni particolari che si ripetono, come la presenza di skateboarder, il gesto di prendere assieme una bevanda (the o caffé), la focalizzazione sull'acqua, ecc.: inserti non immediatamente decifrabili e ai quali quindi non viene spontaneo riconnettere una valenza metaforica ma semplicemente sintattico-ricorsiva, al pari di segni di interpunzione che si presentano come elemento di continuità tra gli episodi.
Il messaggio del film è apparentemente chiaro. Come già accennato, si tratta della comunicazione tra familiari e tra generazioni: inesistente e basata sulla simulazione all'inizio (al punto da trasmettere allo spettatore una sensazione quasi esasperante); fredda e distaccata poi, salvo l'abbraccio finale tra sorelle; empatica e solidale alla fine. Ad accomunare tematicamente le tre storie è l'assenza di qualcuno (rispettivamente madre, padre ed entrambi) e può insorgere il dubbio che ad avvicinare molto i due fratelli nel segmento conclusivo potrebbe essere il recente lutto (ma non è una certezza).
Al di là delle vicende raccontate e dei temi che se ne possono trarre, a determinare lo spessore estetico del film (e, in un caso come questo, anche la sua valenza esistenziale) è proprio lo stile adottato dalla messinscena: dialoghi elementari, silenzi, attori che recitano soprattutto in sottrazione, colonna sonora musicale che contrappunta per contrasto i primi tre elementi, fotografia nitida e luminosa nonché, soprattutto, una regia complessa e raffinata che, attraverso l'uso di particolari angolazioni di ripresa, l'alternanza di piani differenti per riprendere lo stesso ambiente, il ricorso a movimenti di macchina fluidi (spesso carrelli) avvicendati a inquadrature statiche (a volte leggermente inconsuete rispetto alle convenzioni cinematografiche prevalenti), restituisce un senso "geometrico" ed estremamente controllato dello spazio in cui inscrive personaggi ed ambienti, riuscendo così a trasmettere paradossalmente un senso di equilibrio e di tranquillità proprio mentre vengono raccontate vicende drammatiche o comunque intrise di mestizia. 
E' un ottimo esempio di quella magia dell'artificio di cui il cinema può essere capace, che determina un rovesciamento di quella che è la nostra percezione abituale di un'opera narrativa: è la "forma" a determinare l'impatto della "sostanza" sul fruitore, lo "stile" a creare il "contenuto", la "messinscena" a determinare il "messaggio". Così quella che poteva essere un'esperienza desolante dal punto di vista esistenziale (la visione di un film su storie familiari intrise di una certa dose di sofferenza, comunque mai eccessiva o esageratamente disturbante) può diventare, a patto di seguire la strada tracciata dall'autore, un'esercizio contemplativo in cui il cinema - attraverso una modalità espressiva essenziale che, rinunciando all'effettismo anche semplicemente narrativo, induce un costante esercizio dell'attenzione - ci offre la possibilità di sperimentare l'osservazione di realtà non incoraggianti attraverso una misura di distacco che, alla fine, ci può consentire di esprimere verso le vicende narrate una compassione che è tale proprio perché priva di coinvolgimento emotivo.

Pier

2 commenti:

  1. Un film godibile, reso interessante dai riferimenti fissi (acqua, skateboard, 'desolandia') che legano le tre storie. La riflessione scatenata dopo la visione è stata: viviamo vite frenetiche, sempre presi da mille impegni tanto da allontanarci da chi ci è sentimentalmente vicino; non conosciamo la nostra famiglia e la nostra famiglia non conosce noi, rendendo palese il fatto che, anche in contesti familiari, a volte indossiamo maschere.

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  2. Ciao Emina e Marco, grazie dei vostri contributi, che mi hanno offerto ulteriori spunti di riflessione su questo film visto assieme al cinema.

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