12 gennaio 2026

FILM al cinema - "Vita privata" ("Vie privée") di Rebecca Zlotowski

(contiene spoiler)

Thriller psicologico che usa l'intreccio giallo per addentrarsi nel mondo interiore, Vita privata è incentrato sulla figura di una psicoanalista statunitense che vive a Parigi, descritta come una persona rigorosa, autosufficiente, incentrata su di sé, dalle spiccate doti intellettive, con una forte tendenza al controllo e tendente alla negazione delle emozioni.

Di vecchia scuola psicodinamica (ligia al setting tradizionale), separata dal marito francese (il quale vorrebbe un riavvicinamento da lei rifiutato), ha un rapporto difficile con il figlio e la di lui famiglia (si rifiuta con una scusa anche di prendere in braccio il nipote ancora in fasce), abita in un bel palazzo, si lamenta con i vicini di casa (presumibilmente giovani) che tengono la musica alta, registra tutte le sedute con i pazienti su dei mini-cd (che il figlio considera obsoleti). 

Quando viene a sapere che una sua paziente è morta inizia a versare continuamente lacrime (che all'inizio attribuisce ad un problema ottico mentre si tratta della sua emotività che si sblocca), sospetta che si tratti di un omicidio ed inizia ad indagare con l'aiuto dell'ex marito (richiamato in causa per bisogno di sostegno), si rivolge ad un'ipnotista dai tratti new-age e poi inizia a proiettare nella sua realtà quotidiana la dimensione immaginativa (tale la fa intendere il film nella sua conclusione) emersa nella seduta. Nel finale si scopre che non c'è nessun mistero, la sua paziente probabilmente si è suicidata e la protagonista ha attraversato questo percorso (in buona parte nel suo immaginario) per ritrovare un equilibrio con se stessa. 

Il film, seppur interessante, non è originalissimo e si richiama ad altro cinema ma la sceneggiatura funziona, il ritmo narrativo coinvolge lo spettatore, gli attori sono notevoli, la fotografia è intensa (sia nei luminosi interni diurni che nelle scure scene notturne), la musica contrappunta in modo funzionale il racconto (a partire da Psycho Killer dei Talking Heads a manetta), la messinscena è elegante ed accurata pur rimanendo "invisibile", l'attenzione al profilmico (ambientazioni, scenografie, costumi) restituisce quell'atmosfera che evoca piacevolmente tanto altro cinema tipicamente "francese". E il messaggio (a sua volta abbastanza noto) può offrire spunti costruttivi allo spettatore come riflessioni (fuor di metafora) per la sua vita quotidiana.

Pier


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