20 marzo 2026

FILM in streaming - "War" di Gianni Zanasi (Italia 2022)

(contiene spoiler)

Terzo capitolo di un'ipotetica trilogia che comprende anche La felicità è un sistema complessoTroppa grazia, War dimostra la grande capacità espressiva di quello che è diventato uno dei più importanti registi nel panorama cinematografico italiano contemporaneo, pur restando più appartato rispetto a personaggi maggiormente "divistici" come il suo collega Sorrentino (con il quale condivide un'esplicita discendenza felliniana) e girando film intervallati l'un l'altro da diversi anni di silenzio.

Attualissimo nei temi affrontati (nonostante sia stato scritto nel 2019), il film ci mette in contatto con quel "fondo oscuro" dell'animo umano (e del mondo fenomenico), che si manifesta come pulsione distruttiva insinuantesi tra le pieghe di una riconoscibile quotidianità. Il racconto è ambientato in un panorama urbano contemporaneo (quello di Roma) - tratteggiato in modo realistico ma insistendo su evidenti segnali di degrado sia individuali che sociali - nel quale si inserisce un elemento fantastico (le crescenti tensioni tra due stati europei, che arrivano fino all'escalation militare). L'incipit fa subito capire che non si tratta di una commedia, come la scelta di casting potrebbe far pensare, bensì di un dramma fantapolitico non consolatorio dai profondi risvolti esistenziali e, se si vuole, filosofici.

Il protagonista è un uomo di mezza età frustrato da problemi economici, afflitto dalla burocrazia e vittima di un sistema clientelare di cui non fa parte, reso perfettamente da un ottimo Edoardo Leo che, con un'espressione spesso cupa e incattivita nonché un make up che non ne addolcisce i tratti, dà voce ad un rancore cronico e ad una rassegnazione esasperata, lasciando da parte i suoi abituali cliché recitativi che, inducendo alla risata, sollecitano di solito l'adesione empatica dello spettatore: è il simbolo dell'umanità media contemporanea, facile vittima di retoriche che, dimentiche di quanto impegno ha richiesto il privilegio della civiltà, aizzano quella parte distruttiva di cui sopra. La psicoterapeuta Lea (una pienamente calibrata Miriam Leone) rappresenta il dissidio proprio nella sua storia personale: figlia di un militare di alto rango (e rappresentante dell'estabilishment politico) ma affiliata a gruppi pacifisti clandestini, finirà per solidarizzare a fin di bene proprio con i "nemici" della nazione, non prima di essersi riconciliata con il padre in una suggestiva sequenza dall'impianto onirico, dove attraversa delle acque sotterranee, evidente riferimento della discesa nell'inconscio e di chiaro richiamo felliniano, variazione di un segmento narrativo analogo de La felicità è un sistema complesso. Il barista Mauro dà voce invece a quella parte di umanità che è già andata "oltre": afflitto da solitudine e mancanza di senso, nonché da una evidente fragilità psichica, si fa portavoce del fondo oscuro, trovando finalmente un ruolo all'interno della conflittualità bellica dove finalmente può esprimere la sua rabbia repressa, con esiti fatali: notevolissima la performance di Giuseppe Battiston, che, dimessi i panni bonari di alcuni suoi personaggi, assume un aspetto sinistro e patetico al contempo.

Al pari di un film come Faccia a faccia di Sergio Sollima (Italia 1968), War di Zanasi, attraverso l'artificio della messinscena cinematgrafica, ci fa immergere in quella parte distruttiva dell'essere umano così da farci riconoscere quali posso essere i meccanismi che la innescano e da purificarci (l'aspetto catartico di aristotelica memoria).

War è lungo (130'), richiede attenzione, non concede distrazioni o pause "leggere", non sarà neanche perfetto nel dosaggio dei tempi narrativi da parte della sceneggiatura ma è una grande opera cinematografica contemporanea, anche per lo stile dell'autore, che conferma il talento già manifestato nel primo episodio di questa ipotetica trilogia. Di film così - capaci di coniugare la resa espressiva con la valenza esistenziale - non ce ne sono tanti.

Pier

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