La censura diventa poesia
(contiene spoiler)
Elena accetta l'incarico affidatole dai servizi segreti americani: infiltrarsi in una rete di ex nazisti coinvolti in un misterioso progetto di ricerca che ruota attorno ad alcune bottiglie contenenti materiale radioattivo. Per questo parte con Devlin alla volta del Brasile ed è proprio durante il viaggio e nei primi giorni trascorsi insieme che il loro amore sembra finalmente sbocciare: un sentimento dolce, fatto di comprensione reciproca e destinato, almeno in apparenza, a durare per sempre.
Ma l'illusione dura poco. Tra gli appartenenti alla rete figura infatti Alexander Sebastian, un uomo che anni prima era stato innamorato di Elena e che non ha mai smesso di desiderarla. È subito chiaro che il compito affidatole non consiste soltanto nell'infiltrarsi nel gruppo ma anche nello sfruttare l'attrazione che Alexander prova per lei al fine di conquistarne la fiducia e sorvegliarlo da vicino.
Hitchcock affronta questa svolta senza mai esplicitarla: il non detto diventa qui il vero motore drammatico del film. Devlin comprende immediatamente che la missione potrebbe avere anche implicazioni di natura sessuale: Elena dovrà probabilmente sacrificare la propria intimità per il successo dell'operazione. La sua reazione è di rabbia e di orgoglio ferito. È come se, nel profondo, tornasse a vedere in lei la donna "facile" che aveva conosciuto all'inizio del film.
Per Elena, invece, quella decisione rappresenta il crollo di ogni illusione. Ciò che la ferisce non è tanto la missione in sé, quanto il fatto che Devlin non si opponga. L'uomo che ama accetta che il suo corpo venga trattato dai superiori come uno strumento operativo, una merce di scambio necessaria al buon esito dell'indagine. È questo silenzio, più ancora della missione, a trasformare una storia d'amore in una tragedia sentimentale.
Tutto questo trova il suo compimento nella straordinaria sequenza finale, una delle più intense dichiarazioni d'amore mai filmate da Hitchcock. Insospettito dal fatto che Elena abbia improvvisamente interrotto ogni contatto e mancato gli ultimi appuntamenti, Devlin si presenta a casa di Alexander Sebastian con il pretesto di volerla vedere. Quando finalmente riesce a raggiungerla, Elena gli rivela la verità: Alexander e la madre la stanno avvelenando lentamente.
È in quell'istante che i due si ritrovano davvero. L'amore che sembrava perduto non si è mai spento; al contrario, la separazione, il dolore e il rimpianto lo hanno reso ancora più profondo. La macchina da presa indugia sul volto di Elena e, soprattutto, sui suoi occhi che, pur sentendo la morte vicina, si illuminano nel rivedere Devlin. È uno sguardo nel quale il dolore sembra dissolversi per lasciare spazio soltanto all'amore. Elena si abbandona allora tra le braccia dell'uomo che ama. Devlin non esita un solo istante: incurante del pericolo, la prende tra le braccia e la sostiene per la lunga discesa della scalinata (uno dei momenti più alti del cinema hitchcockiano) fino a condurla fuori dalla villa, sotto gli occhi impotenti di Alexander, della madre e degli altri cospiratori. Non è soltanto il salvataggio dell'eroina ma la liberazione definitiva di un amore rimasto prigioniero dell'orgoglio, del dovere e dei silenzi. Devlin, che per tutto il film aveva nascosto i propri sentimenti dietro la disciplina dell'agente segreto, sceglie finalmente Elena, apertamente, davanti a tutti. Sebastian resta invece solo, abbandonato alla vendetta dei suoi complici, consapevole che il suo destino è ormai segnato. È un finale in cui Hitchcock riesce a fondere suspense, romanticismo e tragedia con un'eleganza che ha pochi eguali nella storia del cinema.
Per tutto il film scorre una tensione sessuale che rimane costantemente sottotraccia e che Hitchcock non esplicita mai apertamente: un desiderio che si manifesta attraverso gli sguardi, le pause e le esitazioni. In Notorious il vero motore della vicenda non è lo spionaggio, ma l'attrazione fisica tra Devlin ed Elena e il modo in cui essa viene continuamente repressa. Lo spionaggio finisce così per assumere il ruolo di una cornice narrativa: ciò che davvero interessa a Hitchcock è il modo in cui il desiderio viene continuamente negato, rinviato e infine liberato.
La scelta di come rappresentarlo non è soltanto di tipo artistico. Durante il suo periodo hollywoodiano Hitchcock dovette confrontarsi con le rigide limitazioni imposte dal Codice Hays, che vietava una rappresentazione esplicita della sessualità. La sua grandezza consiste proprio nell'essere riuscito a trasformare quei vincoli in una straordinaria risorsa espressiva: invece di mostrare il desiderio, lo suggerisce, affidandolo al linguaggio cinematografico, ai movimenti della macchina da presa e alla recitazione degli attori. Basti pensare alla celebre scena del lungo bacio tra Devlin ed Elena, nota come "il bacio dei due minuti e mezzo". I due iniziano a baciarsi sul terrazzo e, rimanendo stretti in un abbraccio ininterrotto, si spostano lentamente all'interno della camera d'albergo di Rio. Si scambiano brevi baci, intervallati da parole sussurrate e persino da una telefonata che Devlin effettua alla reception per controllare se ci siano messaggi per lui, il tutto senza mai sciogliere l'abbraccio con Elena. Hitchcock costruì la sequenza come una successione di baci di pochissimi secondi ciascuno, staccando le labbra ma mantenendo il contatto fisico, proprio per aggirare il divieto di mostrare un bacio troppo prolungato.
Anche la famosa scena della doccia di Psycho (1960) dovette essere attentamente costruita per superare i controlli del Codice senza mostrare apertamente ciò che veniva soltanto suggerito. Solo molti anni dopo, con Frenzy (1972), realizzato in Inghilterra e quando il Codice Hays era ormai tramontato, Hitchcock poté affrontare la violenza e soprattutto l'ossessione sessuale in modo assai più diretto ed esplicito.
La sessualità è probabilmente il grande tema sotterraneo di tutta la sua opera. Ma è proprio questa tensione, insieme romantica, carnale e ossessiva, che rende Notorious qualcosa di molto più di un film di spionaggio: è uno dei più grandi film d'amore della storia del cinema, un'opera in cui il desiderio trova la sua massima forza proprio in ciò che non può essere detto.
Daniele Ciavatti
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