4 novembre 2026

FILM al cinema - "I figli della scimmia" di Tommaso Landucci

Uscito nelle sale lo scorso 17 settembre, I figli della scimmia si occupa di un tema molto delicato: cosa significa essere un bravo padre oggi?

Il film affronta temi complessi, come la disabilità e la genitorialità, senza bisogno di grandi proclami, semplicemente mostrando le contraddizioni e le fragilità delle persone.

La storia ruota attorno a due fratelli e ai loro figli, molto diversi tra loro. Da una parte c’è un padre con un figlio con una grave disabilità, che necessita di cure quotidiane; dall’altra un padre con un adolescente che sembra avere tutte le carte in regola per essere il figlio ideale. Eppure nemmeno quest’ultimo riesce a soddisfare le aspettative paterne: il genitore lo vorrebbe appassionato di musica classica e suonatore di flauto mentre il ragazzo ama il rap.

Il tema centrale è la genitorialità e la difficoltà di accettare i figli per ciò che sono. Entrambi i fratelli sembrano cercare nei ragazzi qualcosa che appartiene più ai propri desideri che a quelli dei figli. Uno non può condividere con il proprio figlio la passione per le moto, l’altro non può pretendere che il suo ami la musica classica. Il primo cerca inoltre nel nipote la possibilità di recuperare una giovinezza ormai lontana, di inseguire sogni e libertà che la vita familiare e le responsabilità gli hanno sottratto. In fondo, entrambi i fratelli proiettano sui ragazzi aspettative e desideri irrealizzati.

Particolarmente significativa è la scelta di affidare il ruolo del ragazzo con disabilità ad Andrea Aggio, che offre un’interpretazione convincente e naturale. È bello vedere finalmente una persona con disabilità entrare a far parte del cast non come semplice comparsa ma come protagonista di una storia. Nel cinema, infatti, queste persone sono ancora poco rappresentate, nonostante costituiscano una parte importante della società. Troppo spesso, quando compaiono sullo schermo, sono protagoniste di storie che parlano esclusivamente della loro condizione; altre volte sono semplicemente assenti. Sarebbe importante vederle sempre più spesso nei film, in ruoli diversi, senza che la disabilità debba necessariamente essere il tema centrale del racconto.

Il personaggio, infatti, non è mai ridotto alla sua condizione ma viene raccontato come un ragazzo con una propria personalità, desideri e un ruolo pienamente riconosciuto nella famiglia e nella società. Il film restituisce con sensibilità anche la quotidianità delle famiglie, tra difficoltà pratiche, attenzioni e responsabilità, senza scivolare nel pietismo.

Molto bravo Riccardo Scamarcio, che con il passare degli anni si afferma sempre più come un attore di qualità, capace di andare ben oltre la sua indiscutibile bellezza. Riesce con un certa disinvoltura a restituire tutte le contraddizioni del personaggio, tra tenerezza, egoismo involontario e desiderio di libertà.

Un film che invita a riflettere su una domanda tutt’altro che scontata: amiamo davvero i nostri figli per quello che sono o continuiamo, anche inconsapevolmente, ad aspettarci che diventino ciò che avremmo voluto essere noi? Come la scimmia di Esopo, dalla quale il film prende il nome, anche il protagonista si trova a dover scegliere quale figlio amare: se quello ideale che ha sempre immaginato o quello reale che il destino gli ha consegnato.

Emina Bratic

1 commento:

  1. Ciao Emina. Il dubbio con cui chiudi la tua recensione coincide con la domanda che spesso mi pongo . È una domanda che riguarda da sempre il ruolo genitoriale, non solo questi tempi difficili. Siamo liberi, tutti, o dovremmo esserlo. Esprimere noi stessi per quello che siamo ed essere accettati di conseguenza dovrebbe essere la norma. Senza critiche o censure genitoriali. E senza frustrazioni e sensi di colpa. I figli non sono davvero nostri.

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