L'India per raccontare l'America
(contiene spoiler)
Il film si apre con una sequenza di ottima fattura. In India, una famiglia assiste a un musical prodotto a Bollywood: gli attori indossano costumi tradizionali, la musica è incalzante, i genitori sono ammaliati da quello spettacolo mentre il bambino si annoia. In silenzio, si allontana e raggiunge una sala attigua, dove proiettano Grease, con John Travolta e Olivia Newton-John. I suoi occhi si illuminano davanti a quelle immagini e a quella musica: è lì che comincia a sognare.
Il bambino è il protagonista del film e, appena ne ha la possibilità, decide di dare forma al proprio sogno, trasferendosi in America con l’ambizione di fare fortuna nel mondo dello spettacolo. L’unica opportunità che gli viene offerta, però, è quella di recitare in un film porno, dove incontra Sharonna e se ne innamora.
La mano della regista, Daisy von Scherler Mayer, è sicura: in diverse sequenze utilizza quelli che, nell’immaginario del film, sono i tratti caratteristici della cultura indiana, dando vita a un'esplosione di colori e vitalità nonché imprimendo alla pellicola un ritmo vivace. Il protagonista, Jimi Mistry, incarna magistralmente queste caratteristiche, restituendo l’immagine di un popolo prorompente, animato da una grande voglia di futuro.
Al suo fianco Heather Graham offre una prova molto espressiva: i suoi occhi riescono a sintetizzare il senso di ogni situazione, rivelandosi intensi e ispirati quando dispensa le sue massime sul sesso e velati di tristezza quando emergono le difficoltà legate alla sua doppia vita: da un lato star dell'hard, dall'altro promessa sposa di un ragazzo cattolico.
Ne deriva una vicenda che, pur essendo ambientata in America, sembra appartenere a una produzione di Bollywood. Questa caratteristica, insieme ai pregi già elencati, porta con sé anche una diffusa superficialità nella caratterizzazione dei personaggi e nelle situazioni raccontate.
Il mondo del porno viene tratteggiato come potrebbe farlo una telenovela e la stessa «filosofia» del sesso dispensata dal protagonista, per quanto condita da momenti divertenti (come la battuta «Potrai incontrare la tua anima attraverso la tua passera»), appare leggera e poco approfondita, come può esserlo uno sguardo veloce e disattento sulla realtà.
I benpensanti che trovano interessanti gli insegnamenti del guru rappresentano lo sguardo superficiale dell’America, attratta per moda dalle filosofie orientali. Eppure, manca una vera critica a questo atteggiamento: tutti sembrano ben disposti a mettersi in discussione, senza che ciò comporti conseguenze significative.
Un esempio illuminante è il comportamento della ragazza benpensante, interpretata da una Marisa Tomei non particolarmente a suo agio nel ruolo, che si propone come apripista per introdurre il guru nell’alta società. Completamente conquistata dalla sua dottrina, abbandona tutto e si trasferisce in un monolocale, come una novella San Francesco. Lo fa con una leggerezza disarmante, senza che una scelta tanto radicale produca conseguenze significative, neppure il disappunto dei genitori. Una svolta che avrebbe potuto offrire lo spunto per una riflessione sulle contraddizioni della società americana, con notevoli possibilità comiche, viene così liquidata con superficialità, evidenziando tutti i limiti del racconto.
È un tono che attraversa l’intero film. Vengono messi in evidenza comportamenti discutibili, come quello del reverendo che guarda film porno, ma tutto si risolve in una semplice elencazione di contraddizioni, senza un reale approfondimento né una vera satira.
Probabilmente anche la rappresentazione dell’India risente di alcuni stereotipi. Del resto il film non intende raccontare l’India ma l’America, attraverso uno sguardo che prende in prestito colori, atmosfere e canoni estetici di Bollywood. Da questo punto di vista la scelta della regista è efficace: la sua visione è coinvolgente e rende il film piacevole da seguire.
A limitarne le potenzialità è però una sceneggiatura priva di vera ispirazione, che rende la storia molto prevedibile e, in alcuni momenti, la riduce a una successione di battute, alcune riuscite, altre meno.
Daniele Ciavatti
Barometro del gruppo di confronto sul cinema: 🌈🌈🌈
(media 2,8 - Numero votanti: 6)
Nessun commento:
Posta un commento