20 gennaio 2026

FILM al cinema - "Inland Empire" di David Lynch

Uscito per pochissimi giorni nelle sale in edizione restaurata secondo le indicazioni dello stesso Lynch e in versione originale sottotitolata in italiano, Inland Empire è un'opera surrealista, che esplora la dimensione inconscia e onirica. 

La struttura narrativa e le convenzioni cinematografiche di partenza (sembra di assistere ad un film dalle atmosfere noir sul mondo hollywoodiano) si sfaldano ben presto in un "racconto" che non ha più trama né generi di riferimento ma procede per associazioni audiovisive e rimandi spaziotemporali che hanno valenza simbolico-allusiva piuttosto che metaforica. Non vanno quindi necessariamente interpretati ma fruiti - come si fa ad esempio con un quadro di Dalì o Magritte - per immergersi in un'esperienza di esplorazione dei confini della mente umana (e non solo): desiderio, proibizione, eros, aggressività, ambizione, rabbia, distruttività, follia. E' lo stesso personaggio che attraversa tutti questi diversi stati, dagli Stati Uniti del presente narrativo alla Polonia di un secolo prima, con diverse identità e attorniata da personaggi che a loro volta cambiano identità?

Il film si inabissa nel fondo oscuro (dell'animo umano e, per estensione) del mondo fenomenico, quel fondo che la filosofia (intesa nel senso letterale di amore per la sapienza) conosce benissimo, da ben prima della nascita di una delle sue figlie, ovvero l'odierna psicologia. La potenza espressiva del genio lynchiano fa sì che le sue tre ore di ricognizione di quest'aspetto cupo e tenebroso siano capaci di suscitare nello spettatore una profonda catarsi.

Pier

2 commenti:

  1. Inland Empire è un film che, sebbene io adori Lynch, non sono riuscito a finire di vedere perchè era tutto 'troppo'. Ma la tua recensione mi dà la spinta decisiva per superare questo ostacolo e riprovarci. D'altronde quando si vede un film, si legge un libro o si osserva un'opera d'arte la fruizione dipende moltissimo dal nostro stato mentale del momento.

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  2. Ciao Marco, penso di poter comprendere appieno quello che dici, lo stato interiore del momento della fruizione dell'opera ritengo sia molto importante nel determinare la nostra ricezione della stessa...anche per questo è importante la condivisione, perché ci può aprire a delle prospettive che, magari, non avevamo considerato...avevo scritto un articolo diversi anni fa su questi temi, si trova a questo link:
    https://cinequale.blogspot.com/2013/06/spunti-la-filosofia-della-liberta.html

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