Norimberga è l’ultimo film del regista statunitense James Vanderbilt, presentato al Toronto film festival e uscito nelle sale italiane il 18 dicembre 2025. Il film esplora gli eventi che portarono ai celebri processi di Norimberga dopo la seconda guerra mondiale. La narrazione si concentra in particolare sul ruolo dello psichiatra dell’esercito americano Douglas Kelley, incaricato di valutare la salute mentale dei principali gerarchi nazisti.
Il fulcro della pellicola è il confronto/scontro psicologico che Kelley intraprende con il numero due del regime hitleriano Hermann Göring. L’interpretazione di quest’ultimo, affidata all’attore neozelandese Russell Crowe, rappresenta il principale punto di forza del film. Crowe riesce a creare un personaggio carismatico e disturbante nella sua fatale attrazione che esercita nei confronti dello spettatore. Interpretazione che viene aiutata da una fisicità notevole, che rende il personaggio ancora più minaccioso e ingombrante nella sua presenza scenica. Il principale problema è rappresentato proprio dalla sua controparte: il Douglas Kelley di Rami Malek risulta troppo teatrale e privo di una adeguata profondità nel reggere il confronto con il gerarca nazista.
Il film riesce a rendere attraente la figura dell’antagonista ma non quella del protagonista. Inoltre il dualismo Malek-Crowe occupa quasi l’intera narrazione, oscurando il personaggio del giudice Robert Jackson, interpretato da Michael Shannon, che è il terzo protagonista della pellicola, nonché tutti i personaggi secondari, i quali, completamente privi di un qualsiasi approfondimento psicologico, risultano stereotipati e monotematici.
La scena durante la quale vengono mostrate le immagini dell’Olocausto (realmente accaduta durante il processo) nel quale i personaggi assistono per la prima volta all’orrore dei campi di concentramento risulta anch’essa priva del pathos appropriato, con reazioni alquanto teatrali che non lasciano la sensazione di shock emotivo che ci si aspetterebbe.
Disturba anche un certo americanismo all’interno del film, fin troppo evidente in alcune scene e nell’assenza completa di qualsiasi personaggio non americano, ad esclusione dell’avvocato inglese sir David Fyfe.
In conclusione Norimberga è un film che tratta di eventi conosciuti al grande pubblico ma non riesce a rendersi originale o a differenziarsi dai film precedenti se non per un’ottima interpretazione di Russel Crowe nei panni del feldmaresciallo Göring: ma questo non basta a rendere la pellicola significativa.
Giulio Monti
UN'ALTRA RECENSIONE DI "NORIMBERGA" DI JAMES VANDERBILT
RispondiEliminaCon il suo "Norimberga" ("Nuremberg") James Vanderbilt, al suo secondo film da regista dopo "Truth - Il prezzo della verità" del 2015, porta di nuovo sul grande schermo il celebre processo di Norimberga, in cui furono portati dinanzi alla giustizia esponenti nazisti coinvolti nelle atrocità della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto. Vanderbilt, anche sceneggiatore del film, decide di raccontare questo tema tanto forte quanto attuale basandosi sul romanzo “Il nazista e lo psichiatra” di Jack El-Hai, pubblicato per la prima volta nel 2013. Appare infatti evidente, fin dalle prime scene, che la pellicola di Vanderbilt si concentri proprio su questo aspetto, ossia la relazione particolare e a tratti contraddittoria che si instaura tra Hermann Göring (il numero due del regime nazista e Reichsmarschall, ossia il più alto grado delle forze armate naziste durante la Seconda Guerra Mondiale, interpretato magistralmente da Russell Crowe) e lo psichiatra Douglas Kelley (Rami Malek, già premio Oscar come migliore attore nel 2019 per Bohemian Rhapsody).
Kelley viene chiamato a valutare la salute mentale dei leader nazisti, tra cui Göring, e a delineare un loro profilo psicologico in preparazione del processo di Norimberga. Sarà proprio il rapporto tra lui e Göring a costituire il filone narrativo principale del film. Un rapporto che finirà per trascendere l’appartenenza a fazioni diverse nonché la semplice relazione psichiatra-paziente e che porterà Kelley a cullare l’idea di utilizzare gli appunti presi durante gli incontri con Göring per scrivere un libro. Si tratta di una relazione che si snoda tra momenti di empatia, rigidità, sorpresa e inattesa collaborazione. E che si rivela essere probabilmente l’unico punto di forza del film. “Norimberga” infatti analizza i vari temi e intrecci in maniera piuttosto superficiale, dando l’impressione di volersi reggere sulle interpretazioni di Russell Crowe e Rami Malek, e finendo col far sembrare il resto solamente un contorno opaco. Russell Crowe interpreta Göring in maniera notevole fin dalle prime battute, dimostrando come la sua presenza scenica sia intatta nonostante passino gli anni; Malek, invece, risulta meno incisivo e poco convincente sia da un punto di vista scenico che da un punto di vista espressivo.
In conclusione la percezione che si ha è quella di un’occasione mancata. Il film parte con delle buone intenzioni ma non riesce a mantenere il livello di aspettativa iniziale. I temi cardine, lungamente dibattuti riguardo al processo di Norimberga, ossia i fenomeni della deumanizzazione e della “banalità del male” rimangono come un’ombra che fa capolino all’interno della pellicola, ma niente di più. La visione rimane consigliata per chi è appassionato di storia e per godere dell’interpretazione di Russell Crowe ma Norimberga, in prospettiva, risulterà probabilmente essere un film etichettato come dimenticabile.
Ciao Giulio e Marco, sulla riuscita espressiva di questo film avevo qualche perplessità e le vostre due recensioni (che mi sembrano concordi su alcuni aspetti fondamentali) non fanno che confermarle...non credo quindi che andrò a vederlo.
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