24 giugno 2026

FILM al cinema - "Disclosure Day" di Steven Spielberg

A quasi cinquant’anni da Incontri ravvicinati del terzo tipo, Steven Spielberg torna ancora una volta a confrontarsi con il tema che più di ogni altro attraversa la sua filmografia: la possibilità che l’essere umano non sia solo nell’universo e, soprattutto, la domanda su cosa significhi davvero “comprendere l’ignoto”. Disclosure Day intreccia fantascienza, thriller cospirativo e una forte componente di riflessione spirituale.

Il film attinge in modo evidente all’immaginario contemporaneo legato agli UFO, ai documenti desecretati e alle teorie del complotto ma questi elementi non sono mai il vero centro del racconto. Essi funzionano piuttosto come superficie narrativa attraverso cui Spielberg costruisce un discorso più profondo sull’essere umano. Al centro della storia non ci sono gli alieni in quanto tali ma la necessità umana di attribuire significato a ciò che non si comprende. In questo senso, la fantascienza diventa uno strumento filosofico, un linguaggio attraverso cui interrogare il mistero dell’esistenza. All’interno di questa cornice il tema dominante è quello dell’empatia, che emerge come vero nucleo emotivo e concettuale del film. Comprendere l’altro, che sia umano o alieno, non significa soltanto decifrarlo, ma entrare in relazione con la sua alterità senza ridurla a oggetto di controllo o di paura. il limite della conoscenza razionale per il regista non è tecnico ma etico: conoscere davvero significa saper sentire, non sono sufficienti dati e calcoli ma è necessaria l’empatia e il sentimento umano. 

Un elemento particolarmente interessante riguarda il rapporto tra scienza e religione. Il film non le pone in opposizione ma le presenta come due linguaggi diversi che condividono uno stesso fine: interpretare ciò che sfugge alla comprensione immediata. La scienza cerca delle spiegazioni mentre la religione cerca un senso ma entrambe nascono dalla stessa esigenza umana di orientarsi nell’ignoto. Questo equilibrio contribuisce a dare al film quella dimensione filosofica di cui sopra, in cui il mistero non viene mai completamente risolto: Spielberg non fornisce infatti alcuna risposta per superare il dualismo fede-scienza anzi lo rafforza rendendole entrambe indispensabili. 

Dal punto di vista narrativo la storia segue due protagonisti principali, una giornalista e un matematico, coinvolti in un intricato disegno che li porta a confrontarsi con strutture governative segrete e fenomeni di origine extraterrestre. Le interpretazioni di Emily Blunt e Josh O’Connor risultano solide e convincenti, tuttavia la struttura narrativa appare a tratti disomogenea, con alcune oscillazioni di ritmo che indeboliscono il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Il finale rappresenta uno dei punti più alti dell’opera: un crescendo emotivo costruito con grande precisione che conduce a un messaggio di forte impatto. L’idea centrale che emerge è che la vera intelligenza non può esistere senza emozione e che la conoscenza, se separata dall’empatia, rischia di trasformarsi in uno strumento di dominio. 

In definitiva Spielberg utilizza la fantascienza non per raccontarci degli alieni ma per riflettere sull’atto stesso del comprendere. Gli extraterrestri diventano così una metafora dell’alterità assoluta: incarnano ciò che è diverso, ciò che non comprendiamo e che proprio per questo tende a diventare oggetto di paura o proiezione delle nostre insicurezze. Per questo gli alieni di Disclosure Day possono essere gli immigrati di oggi, gli stranieri o anche ciò che non comprendiamo di noi stessi e per questo ci spaventa.

Un secondo livello interpretativo riguarda il tema della verità e della sua accessibilità. La verità non è mai immediata ma appare sempre mediata da narrazioni, linguaggi e soprattutto da strutture di potere che ne regolano la visibilità. In questo senso, il riferimento implicito a dinamiche di controllo e sorveglianza richiama modelli teorici come quelli del Panopticon di Foucault, in cui il sapere e il potere risultano strettamente intrecciati. Ciò che si conosce dipende sempre da chi controlla la possibilità stessa di vedere e interpretare. Disclosure Day non si limita a intrattenere ma invita a riflettere sul significato stesso della conoscenza.

Giulio Monti

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