11 giugno 2026

FILM in streaming - "Io e Annie" ("Annie Hall") di Woody Allen (USA 1977)

L'amore necessario

(contiene spoiler)

Io e Annie è una malinconica disamina del rapporto amoroso. Il film si apre con una celebre battuta raccontata da Alvy Singer: due anziane signore si lamentano del ricovero in cui sono ospitate. Una dice: «Il cibo qui è davvero terribile» e l'altra risponde: «Sì e le porzioni sono così piccole». Alvy associa immediatamente questa osservazione alla condizione umana: la vita è difficile, spesso dolorosa e fonte di continue sofferenze, eppure appare sempre troppo breve. In questa riflessione iniziale è già racchiuso uno dei temi centrali dell'opera. Per estensione, dato che l'amore è una delle esperienze più significative, si potrebbe dire che anche l'amore possiede le stesse caratteristiche della vita: è fonte di incomprensioni, delusioni e talvolta di autentico dolore ma rimane un'esperienza imprescindibile. Può spezzare il cuore e tuttavia non possiamo fare a meno di cercarlo, proprio come non possiamo sottrarci alla vita stessa.

Per tutto il film si avverte questa vena pessimistica riguardo alle relazioni umane: Woody Allen descrive la nascita, la crescita e infine la dissoluzione del legame sentimentale tra i due protagonisti, Alvy Singer e Annie Hall. È un gioco complesso in cui i rapporti di forza mutano continuamente e nessuno dei due mantiene a lungo una posizione dominante.

A rendere Io e Annie un’opera straordinaria non sono soltanto i temi affrontati ma anche le originali soluzioni narrative e stilistiche adottate da Woody Allen, che ne fanno una vera pietra miliare nella storia del cinema. Un esempio è il dialogo tra i protagonisti accompagnato dalle didascalie che rivelano i loro pensieri nascosti: le didascalie mostrano ciò che i personaggi pensano realmente, in un linguaggio che non vuole sottostare alle convenzioni sociali o a ciò che normalmente si è portati a dire. Oppure lo schermo diviso in cui Alvy e Annie raccontano simultaneamente ai rispettivi psicanalisti la propria versione dei fatti nonché i frequenti momenti in cui Alvy si rivolge direttamente allo spettatore, rompendo la tradizionale barriera tra schermo e pubblico.

Ed è forse proprio qui che risiede una delle forze più profonde del film. Lo spettatore, comodamente seduto in sala, non assiste soltanto alla vicenda dei protagonisti ma viene continuamente chiamato in causa. Allen gli chiede implicitamente di prendere posizione, di confrontarsi con i dubbi, le paure e le contraddizioni che animano i personaggi. Le riflessioni di Alvy sull'amore, sul tempo che passa e sulla difficoltà di comprendere gli altri non riguardano soltanto lui: finiscono per coinvolgere chi guarda, fino a farlo sentire parte della vicenda e a fargli pensare di osservare anche la propria vita.

All'inizio è Alvy a dirigere la relazione. Annie appare affascinata dalla sua personalità, dalla sua intelligenza e probabilmente anche dal suo successo come comico e uomo di spettacolo. Sebbene Alvy sia infastidito da questo ruolo, esso costituisce parte del suo fascino. Emblematica è la scena davanti al cinema in cui viene riconosciuto da due spettatori piuttosto rozzi: una sequenza esilarante che rivela il suo disagio nei confronti della notorietà.

Alvy tenta inconsapevolmente di plasmare Annie secondo il proprio ideale. Cerca di orientarne i gusti culturali, le letture, gli interessi e persino l'immagine di sé. In questo senso ricorda Pigmalione, il mitologico scultore che si innamora della propria creazione. Alvy si innamora non tanto della donna reale quanto di una versione idealizzata di lei, modellata sulle sue aspettative.

Dopo una prima fase in cui è Annie a rincorrere Alvy, ad adattarsi ai suoi gusti e a cercare la sua approvazione, il rapporto subisce una trasformazione profonda. Annie comincia a scegliere autonomamente cosa leggere, quali corsi seguire e quali persone frequentare. La sua emancipazione coincide con un progressivo allontanamento dall'influenza di Alvy. Di fronte a questa evoluzione, lui non riesce a fare altro che tentare, più o meno consapevolmente, di limitarla e di ricondurla entro confini che gli risultino familiari. È come se il mondo che Annie gli propone fosse troppo ampio per lui, troppo ricco di possibilità e di cambiamenti. Quell'apertura, che per Annie rappresenta una conquista, per Alvy diventa una fonte di inquietudine. Incapace di accettare che la donna amata possa svilupparsi in direzioni indipendenti dalle proprie aspettative, finisce per vivere la sua crescita come una minaccia anziché come un'opportunità. La relazione si incrina nel momento in cui Annie smette di essere la creatura immaginata da lui e diventa pienamente se stessa.

La grande intuizione del film è che l'amore non può essere modellato come un'opera d'arte. Alvy vorrebbe una relazione stabile e controllabile, ma scopre che l'essenza stessa dell'amore risiede nella sua imprevedibilità. Paradossalmente, giunge a comprendere che la vera Annie è molto più interessante e autentica di quella che aveva costruito nella propria immaginazione.

In questo senso è illuminante la scena finale. Alvy e Annie si incontrano per un'ultima volta; la macchina da presa li osserva dall'interno del locale dove si erano incontrati, mentre la voce narrante di Alvy riflette sull'assurdità dei rapporti umani. Racconta la celebre barzelletta dell'uomo che dice al medico che il fratello si crede una gallina. Quando il medico gli chiede perché non lo faccia ricoverare, l'uomo risponde: «Lo farei ma mi servono le uova». È una battuta che racchiude il significato profondo del film: gli esseri umani hanno bisogno dell'amore pur sapendo che esso è fragile, irrazionale e spesso destinato a finire. La sua apparente follia non ne diminuisce la necessità.

L'inizio e la fine del film sembrano così richiamarsi a vicenda. La battuta sulle porzioni troppo piccole e quella delle uova esprimono la stessa verità: la vita e l'amore sono esperienze contraddittorie, spesso fonte di sofferenza e delusione, eppure indispensabili. Nonostante il dolore che comportano, continuiamo a desiderarli perché danno significato alla nostra esistenza.

Con Io e Annie, Woody Allen realizza una delle più lucide e amare riflessioni cinematografiche sull'amore. Il film suggerisce che l'esperienza amorosa sia importante in sé, capace di dare senso all'esistenza, a prescindere dalla sua durata e dal suo esito. Come nella battuta finale di Alvy, continuiamo a cercarla perché abbiamo bisogno delle "uova" che soltanto essa può offrirci.

Daniele Ciavatti

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