25 maggio 2026

FILM al cinema - "Nel tepore del ballo" di Pupi Avati

(contiene spoiler)

Il film inizia negli anni '70 e '80, con due eventi che segnano la nascita e l'infanzia di quello che scopriremo poi essere il protagonista del film: la morte di parto della madre e, più di un decennio dopo, quella del padre, avvenuta in Germania dove era andato a cercare fortuna senza però trovarla. Uno stacco di montaggio ci porta all'oggi, con il protagonista, Gianni Riccio, divenuto un affermato showman televisivo, che viene improvvisamente arrestato per vicende finanziarie. Ottenuti i domiciliari, torna nella sua Jesolo a casa dell'affettuosa zia e forse si riavvicina alla sua ex moglie, che nel frattempo ha avuto due figli da un altro uomo dal quale si è a sua volta separata e attraversa un periodo di difficoltà economiche. Riccio, che si sente un uomo professionalmente finito, riceve una proposta dalla conduttrice di un format televisivo sensazionalistico: tornare in tv e dichiarare pubblicamente il suo ritorno assieme alla sua ex moglie (costruito a tavolino). E lui ha anche il coraggio di proporlo a lei, in cambio dell'aiuto economico che le serve. Inizia così lo spettacolo...

Le premesse sono tragiche e il racconto è attraversato da una mestizia che smorza qualsiasi elemento da "commedia" inserito in sceneggiatura attraverso dialoghi o situazioni. A parlare sono innanzitutto la fotografia (che, evitando i contrasti di tonalità luminose, conferisce alle immagini una sorta di piatta uniformità dal tono retrò) nonché la scelta e la direzione degli attori: Massimo Ghini, settant'anni portati benissimo ma comunque troppi per la parte di un cinquantenne, che recita con aria afflitta per buona parte del film; Isabella Ferrari, sessantenne in ottima forma che dovrebbe interpretare una cinquantenne e che viene invece truccata in modo da invecchiarla e darle una connotazione dimessa, oltre che triste; Giuliana de Sio nella parte di una cinica e volgare conduttrice tv che era stata assente dalle scene per diverso tempo (come la stessa attrice, che per qualche anno si è vista poco); Lina Sastri, coetanea di Ghini, che nel film fa la zia; Raoul Bova, dall'espressione profondamente infelice; Sebastiano Somma e Pino Quartullo, che interpretano altri due personaggi a loro volta empaticamente sofferti.

Nulla di cinematograficamente troppo nuovo sia nella struttura narrativa che fa da ossatura profonda alla vicenda (una persona più o meno di successo che attraversa una crisi indotta da un motivo esogeno e, attraverso la sofferenza, riprende contatto con se stessa, a volte anche con le proprie radici, riuscendo a trovare il coraggio di fare una scelta in direzione di una maggiore autenticità sia personale che relazionale, scelta che comporta la rinuncia a quello stile di vita che può produrre i benefici derivanti dalla sua precedente situazione), sia nella rappresentazione delle dinamiche artificiose e spietate del mondo della televisione: ma le modalità di declinare sia l'una che l'altra sono espressivamente riuscite (nonostante qualche perplessità di cui sopra) e riescono a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Notevole, per la profonda valenza esistenziale, il rifiuto in diretta di Gianni, per poi tornare a casa e confrontarsi con quella sofferenza dalla quale era fuggito fin da piccolo. Comunque, seppur in grado di veicolare qualche spunto di riflessione costruttivo, il film resta impresso soprattutto per il senso di desolazione e di morte che lo pervade.

Pier


Nessun commento:

Posta un commento