23 maggio 2026

FILM in streaming - "Una giornata particolare di Ettore Scola" (Italia 1977)

Un sogno lungo un giorno

(contiene spoiler)

Il film si apre con le immagini di un cinegiornale dell’epoca, che celebrano in modo trionfale l’incontro tra Hitler e Mussolini a Roma nel 1938, che sancisce l’alleanza tra fascismo e nazismo. Dietro questa grandiosità propagandistica emerge però subito una contraddizione significativa: Benito Mussolini rimase contrariato dal rigido protocollo monarchico, che attribuiva al re il ruolo di anfitrione ufficiale di Adolf Hitler, relegando il Duce, “solo” capo del governo,  in una posizione subordinata rispetto ai due capi di Stato. Così, anche il semplice fatto che Hitler saluti prima il re e solo dopo lui alla stazione Ostiense diventa simbolo di una gerarchia e di una insoddisfazione personale.

Questo elemento introduce uno dei temi centrali del film: la condizione di chi viene considerato irrilevante o marginale. Come Mussolini si sente messo in secondo piano dal protocollo monarchico, così Antonietta e Gabriele vivono quotidianamente una condizione di invisibilità e di esclusione. Antonietta è una casalinga schiacciata dal proprio ruolo domestico e familiare; Gabriele è un omosessuale perseguitato dal regime. Entrambi sperimentano quella “considerazione pari a zero” che Antonietta stessa nomina nel film.

I due protagonisti non sono antifascisti consapevoli: Antonietta mostra con orgoglio il ritratto del Duce realizzato con i bottoni mentre Gabriele racconta di aver tentato di essere accettato attraverso l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista. La loro è una condizione, prima ancora che politica, profondamente esistenziale: sono persone che la società non considera degne di attenzione, o perché relegate a un ruolo marginale, come Antonietta, o perché giudicate incompatibili con l’ideale umano imposto dal regime, come Gabriele.

Proprio in questo senso il film mostra come, prima ancora delle ideologie, sia il dolore dell’esclusione a diventare il vero motore della storia: la sofferenza personale, l’umiliazione e il sentirsi invisibili conducono i protagonisti verso una forma embrionale di consapevolezza politica e umana.

Per tutta la durata del film il sottofondo radiofonico della propaganda fascista accompagna la vicenda privata dei protagonisti, creando un forte contrasto tra due dimensioni opposte: da una parte la Storia con la S maiuscola, retorica, rumorosa e celebrativa; dall’altra la dimensione intima dei sentimenti, silenziosa, fragile e autentica. Scola mostra così come, dietro la spettacolarità della propaganda, si nascondano vite solitarie e represse.

Ed è proprio per questo che è forse il film in cui Sophia Loren appare più bella in assoluto: non per l’esibizione della sua sensualità ma grazie allo sguardo cinematografico di Scola, che ne coglie la dolcezza, la malinconia e l’umanità più profonda. Attraverso primi piani, silenzi ed espressioni del volto, il regista riesce a trasformare la fragilità quotidiana di Antonietta in una forma di bellezza umana straordinaria.

Il finale assume allora un valore profondamente simbolico. Alla fine della giornata il sogno di un possibile riscatto umano termina bruscamente: Gabriele viene prelevato per essere portato al confino, destino riservato agli omosessuali dal regime fascista, mentre Antonietta rientra nella propria camera da letto coniugale, che non rappresenta l’amore ma la sottomissione a un ruolo imposto. Il gesto di spegnere la luce suggella il ritorno alla realtà. Come l’alba dissolve i sogni della notte, così il ritorno alla normalità cancella l’illusione di libertà vissuta dai due protagonisti, riportandoli alla durezza della loro esistenza quotidiana.

Daniele Ciavatti

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