(contiene spoiler)
The Sea richiama profondamente il neorealismo italiano e in particolare Ladri di biciclette. Come nel film di De Sica, non ci sono grandi eventi o scene spettacolari ma il racconto semplice e umano di un bambino comune.
Khaled, interpretato dal giovane Muhammad Gazawi, sogna soltanto di vedere il mare, distante pochi chilometri da casa sua. Un tragitto breve che però diventa quasi impossibile. Attraverso il suo viaggio il film mostra il contrasto tra due realtà che convivono nello stesso territorio: da una parte le restrizioni e l’attesa, dall’altra la normalità di Tel Aviv, dove le persone ballano, ascoltano musica, aspettano il pullman o vanno al mare. Gesti quotidiani che negli occhi di Khaled diventano qualcosa di straordinario.
Pur senza mostrare direttamente la guerra, il film è attraversato da una tensione continua. Andare a vedere il mare diventa un piccolo atto di libertà, il tentativo ostinato di restare bambino in un mondo che costringe a diventare adulti troppo presto.
Non c’è un vero lieto fine, se non nella riconciliazione tra Khaled e il padre, che finalmente comprende come quello che sembrava un semplice capriccio fosse in realtà il bisogno disperato di sentirsi libero e vivo. Forse è proprio qui che il film lascia una speranza: nella consapevolezza che la vita, come quelle erbe pioniere che crescono tra il cemento, non può essere soffocata del tutto.
Lento, contemplativo ed essenziale, The Sea resta addosso e commuove.
Emina Bratic
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