Giovani, ricchi, arroganti e...infelici. Ma, prima ancora, "indifferenti", direbbe dei protagonisti Alberto Moravia che, peraltro, interviene nella sceneggiatura (e lo si intuisce). Bianco e nero impeccabile (il colore ne avrebbero guastato l'intensità); interpreti e recitazione altrettanto (colpiscono un giovanissimo Thomas Milian e la sempreverde Claudia Cardinale).
Annoiati da una vita agiata in una cittadina di provincia, borghese e conformista, i protagonisti rovinano il loro tempo tra alcool, feste e incontri al caffè centrale dove vanno per dare bella mostra di sè. Un muro invalicabile li separa da chi vive al di qua della loro alterigia, ingannevole riparo dalla vita e dalle sue prove. Ma la vita chiama e se l'invito all'azione resta inascoltato la sua voce ristagna nell'animo affossata nell'apatia più rognosa. A nulla valgono i moniti di qualche assente genitore tutto preso dalle proprie industrie; ciò che ottiene in cambio è solo freddo disprezzo.
I personaggi principali sono vigliacchi, meschini e profondamente insoddisfatti: la loro aridità trionfa nel momento della verità. La povertà è una malattia vergognosa e chi ne diventa affetto viene allontanato con dileggio. Nemmeno chi è povero d'elezione si salva. Se si offre un'occasione la si coglie nell'unico modo che si sa: con il tradimento.
Solo un ingenuo ma tenace medico rompe questo affresco così poco edificante (ci si chiede in quale misura appartenga ai nostri giorni). Siamo noi quel dottore di provincia, semplice ed onesto, che guarda alla vita per quello che è e non vi si sottrae?
AleLisa
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