23 luglio 2026

FILM al cinema - "Odissea" ("The Odyssey") di Christopher Nolan

"Gli dèi parlano in modi che molto spesso non riusciamo a comprendere". Ci sono autori che, invece, hanno il dono di veicolare messaggi, mostrare potenza e profondità con una naturalezza che rende lo spettatore attonito. A tre anni dal pluripremiato Oppenheimer, Christopher Nolan torna quindi sul grande schermo proponendoci il suo personale adattamento dell’Odissea, il celeberrimo poema epico attribuito a Omero, che più volte ha ispirato opere cinematografiche e non solo. 

Il nuovo film di Nolan, forse il più ambizioso e sicuramente il più costoso del regista londinese (si parla di un budget di oltre 250 milioni di dollari), arriva nel nostro paese a tentare di rinfrescare una torrida estate con la forza stilistica che lo contraddistingue. Non solo ce la fa ma dà allo spettatore quella sensazione di brezza marina costante, quell’odore di salsedine che penetra nei polmoni e quella luce calda ma non invadente che illumina il percorso quotidiano. In linea con il fine ultimo delle peripezie del protagonista del poema omerico, l’Odissea di Nolan rappresenta il porto sicuro dove approdare, riconciliarsi con la propria esistenza e pianificare il futuro con la consapevolezza delle esperienze maturate durante il percorso. È un’opera potente, riuscita, maestosa: come il cavallo di legno semi-sommerso (e realmente presente sul set a grandezza naturale) che campeggia sullo schermo e che è destinato a rimanere a lungo nell’immaginario cinematografico collettivo.

La storia dell’Odissea è abbastanza chiara e conosciuta: racconta le avventure di Ulisse che cerca di tornare a casa dalla sua amata moglie Penelope e dal figlio Telemaco, dopo la guerra di Troia. Ma Nolan va oltre, col suo ritmo serrato e il montaggio eccelso che gioca continuamente con fabula e intreccio, mostrandoci gli eventi tra flashback e flashforward in una linea temporale architettata e presentata magistralmente. L’Ulisse del regista inglese (interpretato da un ispiratissimo Matt Damon) è un uomo che cerca di ritrovare il suo sé, la sua identità, le sue radici. E in questo, citando sé stesso, Nolan strizza l’occhio a Memento

Ulisse è un uomo astuto (col dono della metis, ossia un tipo di intelligenza strategica e pratica), un condottiero, un eroe. Ma nel film di Nolan l’umanità del protagonista trasuda da ogni frame della pellicola. Ed è qui che Nolan fa il grande salto di qualità. Ulisse è un uomo e lo vediamo alle prese con i fantasmi della sua psiche. Sono tanti i frammenti che ci mostrano Ulisse in lacrime e disperato durante l’assalto alla città di Troia: lì assiste alla decapitazione di una sacerdotessa del tempio di Atena e alla distruzione della statua della dea. Nella sua mente la sacerdotessa uccisa, per traslazione, diventa Atena stessa (interpretata da Zendaya) e lo accompagna per tutto l’arco del suo viaggio come visione a volte ossessiva, a volte confortante. Ulisse è affetto da un vero e proprio disturbo da stress post traumatico (un po’ come il protagonista di Dunkirk) ed è consapevole che con la vincente strategia del cavallo di legno ha infranto la legge di Zeus (che si basa sul sacro codice greco di xenia, che imponeva di accogliere viandanti e ospiti col massimo rispetto, pena l’ira degli dei), condannando il suo popolo e non solo a un destino di morte e distruzione. È qui che Ulisse si lega indissolubilmente alla figura di Oppenheimer: il cavallo di Troia è una bomba atomica ante litteram, un’arma di distruzione di massa destinata a cambiare le sorti dell’umanità ed entrambi gli "autori" sono consapevoli che da lì in poi non si tornerà più indietro.

Con l’Odissea Nolan mette al centro quindi l’uomo, con tutte le sue sfaccettature e fragilità, nonché il potere della narrazione: le gesta vengono cantate, raccontate, immaginate; assumono la prospettiva di chi le descrive e ogni approccio permette di coglierne lati diversi. Poi c’è l’uomo, con la sua psiche, che mostra ciò che non viene narrato dagli altri perché ad essi inaccessibile e lo mostra con una carica emotiva ben riuscita, capace di lasciare attoniti per l’energia con cui viene veicolata. Ulisse alla fine si confronta con i suoi limiti, con i suoi traumi e con le conseguenze delle sue scelte. Ma si confronta anche con tutto ciò che è stato detto in sua assenza, rendendosi conto che il nemico invisibile che per tutto il film viene visto come spauracchio, ossia "i popoli del mare" sono in realtà gli Achei stessi comandati da lui e che partirono da Itaca venti anni prima. La narrazione, in questo modo, spezza il legame con le credenze popolari proprio nel momento in cui raggiunge la sua circolarità e un Ulisse ormai maturo nonché consapevole parte verso Occidente per omaggiare tutti i soldati caduti in battaglia al suo fianco.

L’elemento che però rende probabilmente l’Odissea di Nolan una pietra miliare è la scelta della colonna sonora e, soprattutto, il montaggio sonoro. Esso, infatti, dà al film un ritmo incredibilmente scorrevole e la musica, ora epica ora struggente, penetra nel petto dello spettatore con una potenza inaudita, dandogli l’impressione di vivere esattamente le stesse sensazioni dei protagonisti. Emblematica, a tal proposito, la scena del canto delle sirene, in cui Nolan decide di fornirci la prospettiva non di Ulisse (che chiede di non farsi tappare le orecchie con la cera e di essere legato all’albero maestro per evitare la tentazione di raggiungere le sirene) ma dei suoi uomini. L’effetto è straordinario: lo spettatore vive l'episodio con un sonoro ovattato e le urla di disperazione di Ulisse non vengono ascoltate ma soltanto osservate. Lo strazio di Ulisse è comunque intenso e rappresenta un altro tassello di quella umanità frammentata che Nolan vuole mostrarci.

A livello tecnico e artistico, l’Odissea di Christipher Nolan è destinata a lasciare traccia nella storia del cinema: l’eccellente cast (tra cui citiamo anche Anne Hathaway nel ruolo di Penelope, Tom Holland nei panni di Telemaco, Robert Pattinson che interpreta Antinoo e Charlize Theron nelle vesti della bellissima Calipso) conferisce un valore aggiunto notevole alla cifra stilistica dell’opera. È però sul piano della realizzazione tecnica che il regista fa un passo avanti, decidendo innanzitutto di girare interamente in formato IMAX 70mm. Si tratta del primo film in assoluto ad essere girato così e questa scelta ha comportato dei problemi che la troupe ha dovuto superare: lo scorrere della pellicola genera infatti un fastidioso ticchettio che rende difficoltosa la presa diretta dei dialoghi. Per questo Nolan e la sua troupe hanno realizzato una custodia di metallo (chiamata blimp) per attutire il suono e non inficiare la qualità della ripresa. Data l’imponenza della macchina da presa sono serviti sei uomini per manovrarla ed è stato realizzato un accuratissimo sistema di specchi per permettere agli attori di guardarsi negli occhi evitando l’ingombro dell’apparecchiatura. Inoltre tale modalità consente di effettuare riprese di non più di tre minuti continuativi, rendendo il lavoro dietro le quinte ancora più complesso e articolato. Se parliamo invece di effetti speciali è bene menzionare che Polifemo, il famoso ciclope, non è stato realizzato in CGI ma è un animatronic di 6 metri realizzato appositamente per la pellicola; così, come già anticipato in precedenza, il cavallo di legno è stato realizzato su misura e spostato a mano veramente, come si vede nel film. 

Christopher Nolan, con l’Odissea, ha regalato al cinema un nuovo standard, un’esperienza che è destinata a rimanere impressa e a essere rievocata nel tempo. Lo stile del regista rimane inalterato, adattandosi magnificamente anche al contesto epico nel film che, paradossalmente, ha forse la componente più umana di tutte le sue pellicole. Ed è carico di umanità il messaggio che lascia il regista con la già celebre frase presente nel film: "Non cercare gli dèi negli uomini, resterai deluso".

Marco Aurelio Lorusso

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