Un piccolo film in cui Wes Anderson mette di tutto e di più: l’eredità del surrealismo, il gioco di incastri cinematografici (il film vero e proprio è preceduto da un cortometraggio su uno dei tre protagonisti), una colonna sonora musicale variegata e trascinante, un’attenzione sempre vivida all’ambiente, al decor, ai colori sgargianti, ai volti e alle espressioni degli attori (dai protagonisti ai comprimari). E i rapporti familiari disfunzionali (una costante del suo cinema) questa volta fanno il paio con un viaggio in India che si presenta come una ricerca di senso spirituale ma che si rivela come una richiesta di affetto ad una madre divenuta assente per tre figli che sembrano non voler crescere.
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