25 aprile 2017

16 aprile 2017

CINEMA D'ESSAI - “Il grande silenzio” ("Die Große Stille") di Philip Gröning (Germania 2005)

Il grande silenzio di Philip Gröning non è sicuramente un film dalla facile visione. La difficoltà tuttavia non consiste nell'affrontare l'assenza di dialoghi di tutta la durata dell'opera (oltre due ore) quanto piuttosto nelle riflessioni che queste immagini suscitano. Lo spettatore - insieme al regista - entra nel monastero della Grande Chartreuse inizialmente con una sensazione di curiosità, la quale, durante l’osservazione delle giornate dei vari monaci votati al silenzio, si tramuta in attento interesse fino a circa la metà del film, quando si insinua un’insopprimibile ansia che spinge alla necessità di una fuga, ad un’evasione. Non dal silenzio, né dalla noia o dalla totale assenza di avvenimenti ma da se stessi. Questo film mette infatti lo spettatore - purché animato di una sensibilità fertile e recettiva - di fronte a se stesso. I minuti interminabili e forse imbarazzanti dei primi piani dei monaci intenti nello studio, nella lettura, nella preghiera sono pregni di una speculazione introspettiva. Il senso di disagio, di inquietudine che si prova osservando le immagini lo si comprende solo giorni dopo la visione, quando le sensazioni e le emozioni decantano, lasciando spazio alla comprensione dell’aspetto più profondo dell'opera.

1 aprile 2017

FILM al cinema - "Il diritto di contare" ("Hidden Figures") di di Theodore Melfi

Tratto da una storia vera, raccontata nel libro omonimo della scrittrice statunitense di colore Margot Lee Shetterly, Hidden Figures (letteralmente "figure nascoste", nulla a che vedere col titolo italiano) si distingue nel panorama cinematografico attuale per aver reso nota una vicenda sinora quasi del tutto sconosciuta e, in parte, ancora attuale.