Quando il cinema incontra la psicologia
ABOUT TIME: UNO SGUARDO PSICANALITICO
TRA MANIPOLAZIONE ED ELABORAZIONE DEL LUTTO
(contiene spoiler)
About Time di Richard Curtis è uno di quei film che lascia il segno. Al termine della visione c’è la sensazione di aver visto un’opera ben scritta, ben realizzata e che stimola numerose idee e analisi. Si tratta di un film che parte da un presupposto fantastico (presentato praticamente subito) ma in un contesto nel quale tutto ciò che accade non è fantastico ma plausibile e verosimile. Tim (interpretato da Domhnall Gleeson), al compimento dei suoi ventuno anni di età, apprende da suo padre (Bill Nighy) un segreto tenutogli nascosto fino a quel momento: gli uomini della loro famiglia sono in grado di viaggiare nel tempo, tornare indietro a momenti specifici della loro vita non solo potendoli rivivere ma avendo la possibilità di modificare il corso degli eventi. Il tutto semplicemente chiudendosi in un luogo buio, stringendo i pugni e concentrandosi sul momento a cui si vuole tornare.
Questa
possibilità apre a Tim un ventaglio quasi infinito di possibilità di modificare
la sua vita, agendo in maniera diversa e imparando dai suoi errori per volgere
la situazione a suo favore o a favore di chi vuole aiutare. Troviamo infatti,
nell’intreccio egregiamente orchestrato, tentativi di
conquistare la ragazza che poi diventerà sua moglie modificando le sue azioni,
di aiutare il regista teatrale amico del padre a salvare la sua reputazione e
di tornare indietro a rivivere momenti con il padre malato terminale. Il limite
di questo che possiamo definire ‘potere’, evidenziato nella seconda metà del
film, è rappresentato dal momento in cui Tim avrà figli: tornare indietro a
prima della nascita del figlio comporta un cambiamento significativo del corso
degli eventi, con la conseguenza di avere un figlio diverso per ogni realtà
manipolata.
Già,
manipolata: il primo tema da analizzare è proprio quello della manipolazione.
Tornare indietro nel tempo e utilizzare frasi dette da altre persone o eventi
accaduti a proprio vantaggio è una vera e propria manipolazione. A volte
sicuramente a fin di bene ma sempre con l’intento di modificare il futuro
agendo in maniera subdola sugli altri. Nelle dinamiche di manipolazione,
spesso, il manipolatore è una persona che ha un determinato potere sulla
vittima, a volte un fascino o un forte ascendente su di essa, e che lo utilizza
coscientemente per avvantaggiarsi. Tim, un ragazzo a tratti impacciato e con
poca autostima, non ha un carattere di per sé manipolatorio ma usando un gioco
di parole potremmo dire che il potere che ha è il suo potere sugli altri:
utilizza questo espediente per procurare vantaggio o svantaggio a suo
piacimento, senza che gli altri possano accorgersene. La potenza di questa
situazione fantastica, per Tim, è che a differenza della realtà in cui il
‘manipolato’ può accorgersi ad un certo punto di essere stato oggetto di un
tentativo di manipolazione e quindi può agire di conseguenza per invertire la
tendenza, qui il segreto mantenuto nella famiglia rende gli altri totalmente
passivi e in balia delle sue scelte, senza mai avere la possibilità di
comprendere il fatto di essere stati condizionati.
Ma c’è solo
manipolazione? No, il film di Curtis si apre a numerosi altri spunti
psicologici. Può risultare interessante porre l’attenzione su un parallelismo con la psicoterapia
in generale e l’elaborazione del lutto nel particolare. La possibilità
che si presenta a Tim di tornare indietro e provare a cambiare il corso degli
eventi rivivendo episodi della sua vita stimola un parallelismo con la
psicoterapia in senso lato: si torna indietro, si rievocano o rivivono traumi (ad
esempio con tecniche come l’EMDR) per cercare di cicatrizzare e affrontare la
vita in maniera più consapevole. A differenza di Tim non possiamo cambiare il
passato nel senso letterale ma possiamo curare le ferite del passato, lasciare
il passato nel passato e centrarci nel qui ed ora con uno sguardo verso
il futuro. Imparare dagli errori, riconoscere dinamiche a noi poco funzionali e
canalizzare traumi, dolore, sofferenze per affrontare la vita al meglio delle
nostre possibilità. Senza chiudersi nell’armadio e stringere i pugni ma con il
coraggio e l’umiltà di lasciarsi scavare dentro.
C’è poi il
tema dell’elaborazione del lutto, legato indissolubilmente al precedente. Il
padre di Tim scopre di essere malato in fase terminale e Tim usa il suo potere
per rivivere momenti col padre, quei momenti scolpiti nella sua memoria e che
desidera non finiscano mai. Il potere, in questo caso, non viene utilizzato per
cambiare il corso degli eventi ma per rivivere emozioni, momenti e magari dire
parole che non sono mai state dette. Tim ha la possibilità di colmare dei vuoti
e non avere rimorsi: fare tutto il possibile con la persona che ci lascia prima
della sua dipartita. Nella nostra vita, quando subiamo un lutto, il rimorso di
non aver fatto o detto qualcosa alla persona che ci ha lasciato è molto comune.
Viviamo spesso nel passato ripetendoci ‘se avessi fatto.., se avessi detto..’
con l’impossibilità di tornare indietro e cambiare le cose. È vero che Tim può
farlo ma non può sottrarsi alla realtà e al destino del padre. Il padre morirà
e lui dovrà elaborare il lutto, accettando la realtà e andando avanti. Quando
lui e la moglie decidono di avere il terzo figlio, dopo la morte del padre, Tim
è davanti a una scelta: dare alla luce una nuova vita o rifiutare di farlo per
non accettare la morte? Alla fine, consapevolmente, sceglie di avere il terzo
figlio, dando la possibilità a sé stesso di mantenere il ricordo del padre,
senza la possibilità di rivederlo e riviverlo. È qui che il legame con la
psicoterapia è forte: nell’elaborazione del lutto si attraversano diverse fasi,
ci si dispera, ci si arrabbia, ma poi lo si accetta e ciò ci permette di andare
avanti. Soltanto conoscendo il dolore, scoprendolo, toccandolo, si può
comprendere la ferita che abbiamo e si può dare inizio alla cicatrizzazione.
Anche qui, conoscere il passato ma lasciarlo in quel tempo remoto per
permetterci di stare nel momento presente con consapevolezza e con la voglia di
garantirci un futuro migliore.
Marco
Aurelio Lorusso
Ciao Marco, grazie per la tua interessante analisi del film dal punto di vista psicologico...
RispondiEliminagrazie per l'analisi psicologica,
RispondiEliminainteressante.