3 gennaio 2026

Nuovo articolo su "About time" (traduzione letterale: "A proposito del tempo", titolo italiano: "Questioni di tempo") di Richard Curtis (Regno Unito 2013)

 Quando il cinema incontra la psicologia 

ABOUT TIME: UNO SGUARDO PSICANALITICO TRA MANIPOLAZIONE ED ELABORAZIONE DEL LUTTO

(contiene spoiler)

About Time di Richard Curtis è uno di quei film che lascia il segno. Al termine della visione c’è la sensazione di aver visto un’opera ben scritta, ben realizzata e che stimola numerose idee e analisi. Si tratta di un film che parte da un presupposto fantastico (presentato praticamente subito) ma in un contesto nel quale tutto ciò che accade non è fantastico ma plausibile e verosimile. Tim (interpretato da Domhnall Gleeson), al compimento dei suoi ventuno anni di età, apprende da suo padre (Bill Nighy) un segreto tenutogli nascosto fino a quel momento: gli uomini della loro famiglia sono in grado di viaggiare nel tempo, tornare indietro a momenti specifici della loro vita non solo potendoli rivivere ma avendo la possibilità di modificare il corso degli eventi. Il tutto semplicemente chiudendosi in un luogo buio, stringendo i pugni e concentrandosi sul momento a cui si vuole tornare.

Questa possibilità apre a Tim un ventaglio quasi infinito di possibilità di modificare la sua vita, agendo in maniera diversa e imparando dai suoi errori per volgere la situazione a suo favore o a favore di chi vuole aiutare. Troviamo infatti, nell’intreccio egregiamente orchestrato, tentativi di conquistare la ragazza che poi diventerà sua moglie modificando le sue azioni, di aiutare il regista teatrale amico del padre a salvare la sua reputazione e di tornare indietro a rivivere momenti con il padre malato terminale. Il limite di questo che possiamo definire ‘potere’, evidenziato nella seconda metà del film, è rappresentato dal momento in cui Tim avrà figli: tornare indietro a prima della nascita del figlio comporta un cambiamento significativo del corso degli eventi, con la conseguenza di avere un figlio diverso per ogni realtà manipolata.

Già, manipolata: il primo tema da analizzare è proprio quello della manipolazione. Tornare indietro nel tempo e utilizzare frasi dette da altre persone o eventi accaduti a proprio vantaggio è una vera e propria manipolazione. A volte sicuramente a fin di bene ma sempre con l’intento di modificare il futuro agendo in maniera subdola sugli altri. Nelle dinamiche di manipolazione, spesso, il manipolatore è una persona che ha un determinato potere sulla vittima, a volte un fascino o un forte ascendente su di essa, e che lo utilizza coscientemente per avvantaggiarsi. Tim, un ragazzo a tratti impacciato e con poca autostima, non ha un carattere di per sé manipolatorio ma usando un gioco di parole potremmo dire che il potere che ha è il suo potere sugli altri: utilizza questo espediente per procurare vantaggio o svantaggio a suo piacimento, senza che gli altri possano accorgersene. La potenza di questa situazione fantastica, per Tim, è che a differenza della realtà in cui il ‘manipolato’ può accorgersi ad un certo punto di essere stato oggetto di un tentativo di manipolazione e quindi può agire di conseguenza per invertire la tendenza, qui il segreto mantenuto nella famiglia rende gli altri totalmente passivi e in balia delle sue scelte, senza mai avere la possibilità di comprendere il fatto di essere stati condizionati.

Ma c’è solo manipolazione? No, il film di Curtis si apre a numerosi altri spunti psicologici. Può risultare interessante porre l’attenzione su un parallelismo con la psicoterapia in generale e l’elaborazione del lutto nel particolare. La possibilità che si presenta a Tim di tornare indietro e provare a cambiare il corso degli eventi rivivendo episodi della sua vita stimola un parallelismo con la psicoterapia in senso lato: si torna indietro, si rievocano o rivivono traumi (ad esempio con tecniche come l’EMDR) per cercare di cicatrizzare e affrontare la vita in maniera più consapevole. A differenza di Tim non possiamo cambiare il passato nel senso letterale ma possiamo curare le ferite del passato, lasciare il passato nel passato e centrarci nel qui ed ora con uno sguardo verso il futuro. Imparare dagli errori, riconoscere dinamiche a noi poco funzionali e canalizzare traumi, dolore, sofferenze per affrontare la vita al meglio delle nostre possibilità. Senza chiudersi nell’armadio e stringere i pugni ma con il coraggio e l’umiltà di lasciarsi scavare dentro.

C’è poi il tema dell’elaborazione del lutto, legato indissolubilmente al precedente. Il padre di Tim scopre di essere malato in fase terminale e Tim usa il suo potere per rivivere momenti col padre, quei momenti scolpiti nella sua memoria e che desidera non finiscano mai. Il potere, in questo caso, non viene utilizzato per cambiare il corso degli eventi ma per rivivere emozioni, momenti e magari dire parole che non sono mai state dette. Tim ha la possibilità di colmare dei vuoti e non avere rimorsi: fare tutto il possibile con la persona che ci lascia prima della sua dipartita. Nella nostra vita, quando subiamo un lutto, il rimorso di non aver fatto o detto qualcosa alla persona che ci ha lasciato è molto comune. Viviamo spesso nel passato ripetendoci ‘se avessi fatto.., se avessi detto..’ con l’impossibilità di tornare indietro e cambiare le cose. È vero che Tim può farlo ma non può sottrarsi alla realtà e al destino del padre. Il padre morirà e lui dovrà elaborare il lutto, accettando la realtà e andando avanti. Quando lui e la moglie decidono di avere il terzo figlio, dopo la morte del padre, Tim è davanti a una scelta: dare alla luce una nuova vita o rifiutare di farlo per non accettare la morte? Alla fine, consapevolmente, sceglie di avere il terzo figlio, dando la possibilità a sé stesso di mantenere il ricordo del padre, senza la possibilità di rivederlo e riviverlo. È qui che il legame con la psicoterapia è forte: nell’elaborazione del lutto si attraversano diverse fasi, ci si dispera, ci si arrabbia, ma poi lo si accetta e ciò ci permette di andare avanti. Soltanto conoscendo il dolore, scoprendolo, toccandolo, si può comprendere la ferita che abbiamo e si può dare inizio alla cicatrizzazione. Anche qui, conoscere il passato ma lasciarlo in quel tempo remoto per permetterci di stare nel momento presente con consapevolezza e con la voglia di garantirci un futuro migliore.

Marco Aurelio Lorusso

2 commenti:

  1. Ciao Marco, grazie per la tua interessante analisi del film dal punto di vista psicologico...

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  2. Anonimo8/1/26

    grazie per l'analisi psicologica,
    interessante.

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