Arriva dopo nove anni il sequel di Zootropolis e ripropone la stessa formula del primo episodio, con un mix di trama gialla, sequenze da action-movie e spunti sia esistenziali che sociali.
I personaggi sono approfonditi e le interazioni tra i protagonisti offrono ispirazioni costruttive allo spettatore, riproponendo l'elogio della comprensione reciproca tra diversi che era già stato l'asse portante del precedente capitolo. La sceneggiatura è quindi sempre accurata anche se stavolta il ritmo è meno avvincente, anche proprio per la riproposizione, senza particolari aggiunte originali, di uno schema già collaudato. Nonostante ciò, il racconto si fa seguire in modo abbastanza coinvolgente e le scene d'azione restano sempre ottimamente orchestrate dal punto di vista della messinscena.
Il messaggio del film è abbastanza chiaro relativamente alle dinamiche di potere che prevedono la manipolazione della verità attraverso la costruzione di false narrazioni alternative, che fanno leva sulla paura del diverso e sulla conseguente ghettizzazione di una parte della società ad opera del gruppo dirigente, il quale ha acquisito il consenso e governa dietro le quinte, mandando a rappresentare il popolo un personaggio-fantoccio a sua volta manipolato.
E' interessante notare il frequente ricorso all'interpretazione psicologica da parte dei personaggi rispetto ai propri compromessi o limiti: segno di tempi in cui l'autoconsapevolezza di superficie di un certo tipo di esegesi un tempo specialistica è divenuta fenomeno di massa.
Pier
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